Copparo
27 Settembre 2017
Ultimi testimoni nel processo per circonvenzione d'incapace che vede imputata una donna per aver 'truccato' un testamento

«Era naturale il testamento a favore dell’imputata»

di Daniele Oppo | 2 min

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Copparo. «Era naturale la disposizione testamentaria a favore della signora, però le dissi che con quel testamento di sarebbero scatenati dei dissidi con gli altri eredi». Così un avvocato che vide il documento olografo al centro del processo per circonvenzione di incapace a carico di una donna, sembra scagionare l’imputata.

Secondo l’accusa e la parte civile – il fratello del testatore, rappresentato in giudizio dall’avvocato Claudio Maruzzi – quel testamento da circa 500mila euro fu fatto redigere in un momento in cui il defunto signore stava ormai molto male e non era più in grado di intendere e di volere e poi retrodatato, secondo la difesa invece sarebbe tutto regolare. A sostegno di quest’ultima tesi, la difesa (avvocato Federico Battistini, studio legale Bolognesi) è stato chiamato a testimoniare un avvocato di Copparo, che conosceva sia il de cuius che l’imputata: fu lei a mostrargli il testamento a marzo del 2015, alcuni mesi prima che l’uomo morisse, chiedendogli se fosse valido. Il legale, pur constatando che la scrittura non era buona, fece un controllo formale (data, sottoscrizione) e concluse che andava bene, così come avrebbe fatto prima di lui anche un notaio interpellato sempre dalla donna. Quest’ultimo sarà l’ultimo testimone del processo: il giudice Vartan Giacomelli ha deciso infatti di ascoltarlo e chiarire così gli ultimi dubbi rimasti.

L’avvocato ha più volte insistito sulla ‘naturalezza’ della disposizione testamentaria a favore della donna oggi alla sbarra, spiegando – come hanno fatto in sostanza anche altri due testimoni – che fosse la nipote preferita dall’uomo (più precisamente era nipote della moglie, e le fece anche da testimone di nozze) e che lei gli fosse rimasta accanto ad assisterlo fino all’ultimo o, meglio, finché non le venne impedito l’accesso alla clinica dove l’anziano era ricoverato per disposizione del fratello. Per questo non insorsero in lui dubbi sul perché la donna aveva in mano il testamento, né su come lo avesse ottenuto.

Il nipote del testatore (figlio del fratello) è stato invece l’ultimo testimone della parte civile: secondo lui il testamento non fu redatto nella data indicata nel documento – «quando l’ho vista mi sono messo a ridere» – perché era evidente che fosse stato scritto quando l’uomo aveva la mano tremula, negli ultimi mesi di vita.

Si ritorna in aula il 5 ottobre per la chiusura dell’istruttoria.

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