Non si sa cosa abbia fatto di tanto sbagliato da meritare attenzioni tanto alte. Fatto sta che un vicecommissario della Digos proprio non entrava nelle simpatie dei piani alti dell'amministrazione comunale di Ferrara
Lo sostiene la difesa dell’ex consigliera comunale, che ha prodotto numerosi documenti per colmare i "buchi bianchi" nella consulenza tecnica del pm sulla chat tra l'ex vicesindaco e Luca Caprini e ribadire l'attendibilità della testimone chiave Rossella Arquà
Per la Camera Penale Ferrarese è "gravissimo" quanto accaduto nelle scorse ore davanti agli uffici giudiziari di Tribunale e Procura, dove - nella mattinata di giovedì 19 marzo - sono state ritrovate alcune decine di volantini riportanti frasi ingiuriose e fortemente offensive nei confronti di giudici, pubblici ministeri e avvocati
È stato condannato a dieci anni di carcere - in primo grado - il 43enne di nazionalità marocchina finito a processo per il tentato omicidio di via Cavedone dove, il 30 novembre 2024, era stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver accoltellato alla gola un proprio connazionale 46enne con un cutter
Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha nominato Francesco Caleca, attualmente procuratore aggiunto a Bologna, come nuovo procuratore capo di Ferrara
“Sono contenta che vengano, almeno è il segnale che si vuol fare più ordine, ma non credo che possano fare più di quello che fanno la questura e i carabinieri”. Il commento di una negoziante racchiude il pensiero di buona parte dei residenti in zona Gad: quasi tutti favorevoli ma anche molto scettici sulla effettiva utilità dell’invio di militari a Ferrara, annunciato a sorpresa dal ministro Dario Franceschini. Più difficile trovare voci contrarie, che comunque esistono e sottolineano soprattutto due aspetti: la possibilità di un completo buco nell’acqua, se alle operazioni di ordine pubblico non si darà seguito con provvedimenti o condanne, e lo spreco di risorse che ne deriverebbe.
Voci che rimangono comunque in secondo piano rispetto alla grande platea di persone favorevoli. La più convinta che incontriamo si affaccia da una finestra sopra ai giardinetti di piazzale Giordano Bruno: “Sì, sì, magari, così vanno via tutti questi disgraziati che ci rompono… alle due del pomeriggio sono già qui con le bottiglie e non fanno altre che bere, sono già ubriachi, poi cominciano a girare con lo spaccio. Questi giardini una volta erano un’isola felice per i bambini e le mamme, ma adesso non si vedono più. Se l’esercito coi fumogeni o in qualche modo riesce a mandarli via è meglio, ma dovrebbero tornare al loro paese. Io non sono mai stata razzista ma adesso ormai lo sono diventata”. Non manca chi dà giudizi ben più brutali; pur non potendoli riportare val la pena sottolineare che non si tratta di casi isolati.
Estremismi a parte, gran parte delle persone dà giudizi morbidi ma che lasciano intuire una grande esasperazione: “Sono veramente contento che vengano – afferma un passante -, non voglio aggiungere altro perché poi si finisce a fare i soliti discorsi che sembrano razzisti, ma siamo arrivati a un punto in cui purtroppo sono favorevole”. Gli fa eco un signore più anziano: “In questa zona c’è bisogno di abbastanza forze. Sono favorevole? Sì, perché qui ormai sta diventando invivibile, tra spaccio e tutto il resto”. Interessante il punto di vista di un negoziante cinese, titolare di un’attività di fronte alla stazione, che sottolinea la necessità di creare un clima di sicurezza per rilanciare la vita e l’economia del quartiere: “Sono favorevole. In questa zona alla sera le donne e i bambini non escono perché hanno paura. Non è che hanno fatto male a qualcuno, però con tutto questo spaccio in giro… Quanti di origini ferraresi hai visto qua in giro? Nessuno. Almeno quando sentono un po’ la sicurezza può darsi che la stazione diventi un posto diverso”.
C’è anche chi si posiziona tra scetticismo e aperta contrarietà, tra cui una giovane farmacista che non risparmia le frecciate anche agli italiani e auspica nella legalizzazione di droghe leggere e prostituzione per ridurre il degrado urbano: “L’esercito? Può essere un tentativo per ridurre lo spaccio, ma bisognerebbe investire di più anche sulla prevenzione e il recupero di questi ragazzi. Adesso c’è questa decisione bella ‘strong’ e vediamo come va. Perché poi ricordiamo che oltre allo spaccio abbiamo anche la prostituzione in questa zona. Alla domenica pomeriggio tu qui vedi i vecchietti che girano con le zingare… la verità è che l’Italia è un paese bigotto anche adesso, perché se siamo convinti che se andiamo a legalizzare è eccessivo, ma questo è il risultato. Le case chiuse non esistono in Italia e sarebbero una soluzione anche per diverse patologie che si diffondono troppo facilmente”.
Per incontrare persone apertamente contrarie bisogna virare soprattutto sui più giovani: una ragazza critica alcuni residenti per aver ostacolato le poche iniziative presenti, come i concerti al Bender Bar spesso interrotti dalle lamentele per il rumore. Un altro ragazzo appoggia la stessa linea: “Ci sono già tante forze della polizia e gli extracomunitari non danno tutti questi problemi che dicono. È la gente che abita in questa zona che si lamenta di tutto e non vuole nulla. Anche quando ci sono iniziative e concerti chiamano carabinieri e polizia. Sono loro i primi a distruggere questa zona. Le forze dell’ordine? Ci sono già. In questo quartiere sono ovunque”.
Ma se la vera ‘vox populi’ è quella che si ascolta tra i tavolini dei bar, val la pena concludere con le considerazioni di un cliente con cui si parla dei consumatori di droghe italiani, soprattutto i più giovani. “È inutile chi ci piangiamo addosso quando siamo noi italiani i clienti. Le scuole? È oro quello lì, per gli spacciatori. I ragazzini in stazione la prendono anche per distribuirla a scuola. Ma scusa: ma se lo sappiamo io e te, allora perché le istituzioni, che lo sapranno meglio di me e di te, non riescono ad agire e ci vuole questa contromisura? Devono sempre aspettare che la gente vada in giro a protestare con i lenzuoli e le biciclette, che non serve a nulla?”. È proprio questo, d’altra parte, il punto che trova tutti d’accordo: si doveva davvero arrivare all’esercito?
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