Si sposa con una connazionale, ne acquisisce il cognome e ottiene nuovi documenti per rientrare in Italia, nonostante un provvedimento di espulsione. Una strategia studiata per aggirare i controllli di frontiera, che i carabinieri di Mesola hanno ricostruito arrivando ad arrestare un 38enne
Un inseguimento lungo la Romea, da Mesola fino a Taglio di Po, si è concluso con l'arresto di un 33enne, senza fissa dimora e già noto alle forze dell'ordine
Doveva scontare oltre quattro mesi per fatti avvenuti a Bologna nel 2022. Durante i controlli è emerso anche un decreto di espulsione rimasto senza seguito
Dopo aver attraversato, da giugno ad agosto, i territori del reggiano e del parmense affacciati sul Po, e dopo la recente tappa di Goro, Argini Festival arriva a Mesola
Mesola. E’ il più consistente sequestro di piante di marijuana effettuato in Emilia Romagna e nel Veneto, un ‘business’ nel quale da qualche tempo si è specializzata la criminalità cinese in queste due regioni, con qualche propaggine a Mantova.
Sono circa 870 le piante di canapa indiana rinvenute e sequestrate dalla squadra mobile di Ferrara, in collaborazione con i colleghi di Padova, in un capannone isolato in aperta campagna a Mesola, in via Foschini, affidato al 53enne cinese C.Y., irregolarmente in Italia con permesso di soggiorno ungherese, senza precedenti ma con a suo carico un decreto di espulsione emesso dalla questura di Aosta.
L’uomo, che è stato arrestato e si trova ora in custodia cautelare in carcere, è ritenuto essere solo il custode della piantagione, una delle tante già scoperte dalle forze dell’ordine nelle province limitrofe, tanto da far pensare a una vera e propria organizzazione dedita a questo tipo di attività illecita e alquanto redditizia, se si pensa che da una sola pianta di marijuana si potrebbero ottenere 50 grammi di sostanza con un ricavo medio di circa 5 euro a grammo. Un’organizzazione che opera con le stesse modalità, piazzando i propri ‘custodi’ in capannoni abbandonati trasformanti in autentiche serre per la coltivazione della canapa indiana.
Il blitz è scattato il 10 marzo scorso al termine di appostamenti e osservazioni degli agenti di ciò che avveniva in quel casolare di via Foschini, con annesso capannone dalle finestre oscurate e porta di accesso quasi del tutto murata. Il 53enne C.Y. risultava domiciliato proprio nel casolare, in condizioni igieniche precarie, e nella sua camera, oltre a 5.500 euro in contanti e a 25 grammi di marijuana in un cassetto, i poliziotti hanno trovato, nascosto da un armadio, un buco ricavato picconando un muro, dal quale si poteva accedere al capannone e alle piante di marijuana in coltivazione, tutte in crescita all’interno di vasi e alte poco meno di un metro.
La serra risultava ben organizzata per lo scopo, con tanto di impianto di aerazione, ventilatori e motori di ventilazione, 80 lampade e 80 trasformatori, tanto che per far funzionare il tutto non poteva bastare la normale fornitura di energia elettrica. Si è infatti scoperto che il 53enne si era allacciato abusivamente alla linea elettrica dell’Enel per poter usufruire di un maggior carico, così da venire denunciato anche per il furto di energia.
Le piante, una volta giunte a maturazione, sarebbero state prelevate da qualche membro dell’organizzazione, con la quale l’arrestato manteneva probabilmente frequenti contatti avendo anche a disposizione ben sette cellulari. Sono in corso ulteriori indagini per risalire ai membri dell’organizzazione che in poco tempo si è estesa in diverse province e sembra operare con estrema discrezione e cautela.
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