Cronaca
1 Dicembre 2016
Dopo anni di violenze sessuali lo denuncia. Già condannato per botte alla madre e fratello

Quattordicenne abusata dal patrigno

di Redazione | 2 min

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Da una parte l'auto parcheggiata in divieto di sosta, dall'altra la presenza di un'anomalia, un avvallamento, sull'asfalto. Sono questi i due elementi su cui, all'udienza di ieri (lunedì 23 marzo) mattina, è stato sentito Marco Manservigi, agente della polizia locale Terre Estensi che effettuò i rilievi del sinistro stradale di via Canonici in cui - ad agosto 2023 - morì Alessio Maini

index1Alla compagna e al figlio più piccolo di lei riservava botte. Tanto da costringerli a ricorrere alle cure del pronto soccorso per un braccio rotto lei e diversi lividi ed ecchimosi sul corpo il piccolo. Alla figliastra quattordicenne avrebbe invece dedicato anni di violenze sessuali.

Solo dopo essersi confidata con un amico, nell’agosto del 2014, la giovane, che all’epoca dei primi stupri (luglio 2012) aveva appena quattordici anni, ha trovato la forza di denunciare il patrigno, S.G., palermitano di 46 anni, nel silenzio annichilente della madre.

Mentre il primo processo per per maltrattamenti ai danni della moglie e del figlio di lei si è concluso l’11 marzo del 2015 con la condanna in pattegggiamento a due anni, il processo per violenza sessuale aggravata dalla giovane età della vittima si sta avviando a concludere la fase istruttoria.

Ieri davanti al tribunale collegiale (presidente Luca Marini e a latere i giudici Debora Landolfi e Maria Rita Baldelli) e al pm Isabella Cavallari ha parlato il consulente della difesa, sostenuta dall’avvocato Erminia Imperio. Il criminologo Simone Montaldo ha contestato i metodi con cui è stata redatta la consulenza del pm, firmata dalla dottoressa Donati, che ha ritenuto la giovane capace di testimoniare (venne interrogata in udienza protetta in sede di incidente probatorio). Consulenza che avrebbe peccato a suo dire di metodologia scientifica nell’approccio alla testimonianza, già nell’immediatezza della nortizia di reato.

“Questa perizia – ha sostenuto Montaldo – non è stata condotta con sufficiente approfondimento e pecca di interferenze suggestive avvennute prima e durante la sua stesura”. In estrema sintesi, i fatti raccontati dall’allora minorenne non sono interpretabili in modo univoco e la sua versione potrebbe essere stata condizionata dallo stress e dalle stesse domande degli inquirenti. “Il racconto della minore – insiste Montaldo – non ha le caratteristiche tipiche di un evento vissuto, il che non vuol dire che non sia accaduto”.

In aula, scortato dalla polizia penitenziaria, c’era l’imputato. È rimasta invece assente la vittima, oggi maggiorenne, che si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Rita Gavioli.

Il tribunale ha rinviato l’udienza per la discussione.

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