Politica
5 Novembre 2016
Quasi mille persone accolte nel territorio in circa 60 strutture. L'appello di Tortora per tornare a una gestione pianificata

Arrivano 11 profughi. Il prefetto ai sindaci: “Collaboriamo o è il caos”

di Daniele Oppo | 3 min

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Il prefetto Michele Tortora

Il prefetto Michele Tortora

Oggi, sabato 5, arrivano 11 nuovi profughi per i quali c’è già una soluzione abitativa ma, in generale, la situazione dell’accoglienza migranti nel Ferrarese non sembra essere troppo lontana da quella ante barricate a Gorino.

Questo quello che emerge dall’incontro tra i sindaci della provincia e il prefetto Michele Tortora che, di fatto, si appella per l’ennesima volta alla volontà di collaborazione di tutti: “Il problema che ha posto il sindaco di Ferrara è decisivo – spiega il prefetto in conferenza stampa -: o la politica si rende conto che è un problema che va gestito insieme oppure è il caos“.

Tortora sembra comunque ottimista: “Confido nel fatto che si possa tornare a un sistema di accoglienza programmato e pianificato, che fino a qualche settimana fa non ha comportato problemi. Se non altro la vicenda di Gorino ha indotto alcune persone a dare la disponibilità per delle sistemazioni”. Utilissime ma, alla lunga, non sufficienti: “Al momento siamo in una situazione di equilibrio, ma siamo sempre sul filo del rasoio”. Anche perché “gli sbarchi continueranno, il problema non finisce domattina ma è destinato a durare anche se spero in una tregua invernale”.

I segnali positivi ci sono: i sindaci presenti alla riunione – esclusi quelli di Bondeno (che ha mandato il comandante della Municipale come ‘uditore’) e Cento – hanno dato “una risposta confortante, chi più chi meno”. Rimangono però le posizioni di chi dice di aver già dato e che ora spetti anche ad altri e di chi ribadisce la propria posizione speciale trovandosi nel cratere del sisma 2012.

Il quadro dipinto da Tortora è questo: sul territorio ci sono 823 richiedenti asilo provenienti da Mare Nostrum, a cui si aggiungono altri 124 migranti inseriti nello Sprar (che è un tipo di accoglienza più strutturata) e 33 di “pronta accoglienza”, ovvero persone che vengono autonomamente sul territorio.

Poi ci sono gli 11 che arriveranno sabato e che, spiega l’assessore comunale Chiara Sapigni a Estense.com, “non saranno in più perché andranno ad occupare posti che si sono liberati” in alcune delle circa 60 strutture per l’accoglienza sparse per il territorio, tra piccoli alberghi ed edifici privati oltre all’hub di Pontelagoscuro e le altre strutture adibite ad hoc.

Finora i Comuni che collaborano sono 16 su 24, “una buona percentuale, in Lombardia è circa il 50%”, secondo Tortora che giovedì era a una riunione tra i prefetti della regione: “Tutte le province stanno vivendo le stesse difficoltà”.

Insomma, c’è un po’ di ossigeno, la situazione non è più quella che ha portato ai fatti di Gorino, ma non sembra neppure così lontana e da archiviare una volta per tutte: “C’è pochissimo margine, quello che è successo a Gorino è dovuto al fatto che siamo andati in emergenza. La requisizione è uno strumento straordinario, abbiamo avuto due invii in 24 ore: il sabato 22 persone e il lunedì 18, poi diventati 12″. E il prefetto, seppure concede che quella situazione “poteva essere gestita meglio”, su una cosa è lapidario: “finché sarò su quella sedia farò di tutto per evitare che le persone stiano all’addiaccio, è una cosa che mi ripugna come funzionario e come persona”.

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