Cento
22 Luglio 2016
Dagli incidenti di pozzi petroliferi al collasso ambientale, passando per le sostanze di perforazione e le correlazioni con il sisma

Maria Rita D’Orsogna a Cento parla di terremoto ed estrazioni

di Redazione | 3 min

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13835997_10208351718963804_1977212325_odi Serena Vezzani 

Cento. Si è parlato ieri, giovedì 21 luglio, in piazza Guercino, delle conseguenze delle estrazioni petrolifere sulla terra e nel mare, della corrispondenza con la sismicità – con un occhio di riguardo al terremoto del 2012 – e di tanto altro: tutto corredato da un’ingente dose di articoli scientifici e documentazione statistica.

Organizzatori dell’evento i Cittadini a 5 stelle Cento e frazioni, in collaborazione con Movimento 5 Stelle Ferrara, Finale Emilia, Pieve di Cento e No triv Ferrara. A relazionare Maria Rita D’Orsogna, ambientalista e docente universitaria alla California  State university Northridge.

“Nonostante la tesi secondo cui il petrolio estratto dal giacimento del Cavone sia stata la causa scatenante del terremoto che devastò l’Emilia sia stata invalidata, e lo afferma l’Agi che, paradossalmente, appartiene all’Eni al 100% – ha spiegato D’Orsogna – di sismicità sistematica e indotta dall’estrazione di idrocarburi se n’è parlato fin dagli anni ’60, in Colorado”. E non solo: in Russia, in California, nel campo gas di Groningen, in Oklahoma, a Caviaga. Eppure “secondo Ingv, non esiste una correlazione tra trivellazioni e scosse. Contro ogni evidenza mondiale”.

Ma si è parlato anche di fanghi e fluidi di perforazione, composti da “una miscela chimica vincolata dal segreto industriale, che può essere a base d’acqua, d’olio o sintetica, più o meno aggressiva ma pericolosa per lo scarto di sostanze cancerogene e, in alcuni casi, anche radioattive”. Dell’attrattività dell’Italia che, secondo la Petroceltic, è incoraggiata da “basse spese d’ingresso, basso rischio politico, licenze insignificanti, royalty basse”. Nonostante la qualità degli idrocarburi sia scadente, e il petrolio “impuro, pesante e amaro, una fanghiglia corrosiva che necessita di desolforazione, in terra o in mare, che in molti casi porta a mutazioni, compromissione del sistema nervoso centrale, della fertilità, dello sviluppo fetale, leucemie”.

In Italia si sta dunque “grattando il fondo del barile”, e “raccogliendo quel che si semina” ha affermato D’Orsogna. Con conseguenze disastrose che portano a una progressiva e irreversibile subsidenza – è il caso di Alfonsine, Ravenna e Cottignola dove nel 1968 “Mario Zambon rilevò una correlazione tra l’abbassamento del suolo, la moria di pesci e il collasso ambientale e fisico”; a incidenti ed esplosioni di pozzi, “come accadde già a Trecate, a Policoro, in Spagna, in Nigeria, nella piattaforma del Paguro, per una stima di 3 morti e 2 mesi e mezzo di flusso di metano e acqua incontrollato” e di cui è l’esempio più noto quello del golfo del Messico del 2010.

Ha concluso con una citazione di Lloyd D’Orsogna, prima di far chiudere i lavori al sindaco di Cento Fabrizio Toselli: “L’ignoranza della gente è il vero capitale del monopolista”.

Poi l’appello di Toselli: “Per settembre è previsto un odg che darà centralità alle trivellazioni, siamo aperti a suggerimenti. Non vogliamo che parta il progetto di Reno centese: porto avanti questa battaglia iniziata nel 2010 a Sant’Agostino. Cento dice no alle trivelle”.

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