Politica
19 Marzo 2016
Durissima critica di Enrico Franceschi (Uil-Fpl) sul merito della decisione adottata dal dg del Sant'Anna

Tutti i dubbi sul San Giorgio a Cona

di Daniele Oppo | 4 min

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conaUn attacco totale che mette in dubbio non solo le modalità ma anche il senso della decisione di portare l’ospedale San Giorgio all’interno del complesso di Cona.

In un lungo documento pubblicato sul sito della Uil-Fpl di Ferrara, il sindacalista Enrico Franceschi fa le pulci alla decisione del dg del Sant’Anna, Tiziano Carradori, di spendere circa 7 milioni di euro (tra lavori e affitto trentennale) per trasformare gli attuali spazi commerciali poco fruttosi all’interno di Cona nel ‘nuovo’ San Giorgio.

Quattro sembrano essere i dubbi principali: perché proprio ora? Davvero c’è bisogno di acquistare e creare nuovi spazi a Cona? E se sì, perché affidare i lavori a ProgEste senza fare un bando di gara? E, infine, perché non spostare il San Giorgio in immobili già di proprietà dell’azienda ospedaliera ma, in centro, nelle ex nuove cliniche vicine all’anello di corso Giovecca e ridare lustro a quella parte, centrale, della città?

Andiamo per punti.

Il primo fattore di rilievo è di tipo storico. Che esistesse un ‘problema San Giorgio” – il documento del sindacato vi dedica una sezione apposita – lo si sapeva da almeno 26 anni, dal 1990, quando Papa Wojitila benedisse la prima pietra di un nuovo complesso ospedaliero – Cona appunto – che avrebbe dovuto riunire tutti i presidi sanitari, compreso quello riabilitativo del Pellegrino, che invece non venne previsto nel bado di gara, neppure dopo 6 varianti. Fino al febbraio 2016 con la decisione di Carradori.

Nuovi spazi e razionalizzazione di quelli esistenti. Franceschi sottolinea un fatto notorio: il complesso di Cona, da bando di gara, è stato pensato per ospitare 860 posti letto. Finora la Regione ne ha attivati 711, che sono complessivi e includono anche i 70-80 del Pellegrino. Significa che rimangono liberi 150 posti, “circa il doppio – sottolinea il sindacalista –  di quelli necessari per il San Giorgio”. Ora, la questione posta è di metodo: secondo Franceschi, Carradori avrebbe dovuto spiegare nella sua delibera il perché è necessario acquisire gli spazi commerciali inutilizzati di Cona, anziché fare un’altra operazione: riorganizzare gli spazi sanitari e i posti letto ‘liberi’ già esistenti, creando così una nuova area per il San Giorgio, senza toccare gli spazi commerciali. Secondo la Uil-Fpl, si legge nel documento, “prima di assumere la decisione di spendere complessivamente 7 milioni di euro era necessario scrivere in delibera che non esistevano spazi disponibili tra quelli già adibiti ad uso sanitario, ovvero che era impossibile, a seguito di puntuale ricognizione, la razionalizzazione delle aree presenti”. E sempre in tema di esborsi, Franceschi si chiede se nei costi preventivati siano compresi anche quelli di pulizie, manutenzioni e riscaldamento per 30 anni, “altrimenti i 7 milioni aumentano parecchio”.

Un discorso che acquisisce un significato maggiore se lo si guarda anche da un’altra prospettiva, suggerita sempre dal sindacato: quella delle note difficoltà finanziarie dell’azienda Sant’Anna che da diversi anni ha bisogno – parole di Carradori riportate da Franceschi – di 53 milioni milioni di euro (su un valore di produzione da 310 milioni) di finanziamento per la riorganizzazione e l’equilibrio economico finanziario. “Noi pensiamo – si legge nel documento – che l’azienda dovrebbe sentirsi (o essere) obbligata a riorganizzare gli spazi sanitari già esistenti prima di individuarne altri, aggiuntivi“. A questo va aggiunto il cronico problema del costo dei posti letto a Ferrara, molto, molto più alto rispetto alla media regionale. Insomma, per il sindacato, in un simile contesto, “solo nel caso fosse comprovata l’assenza di alternative, si potrebbe valutare la ricerca di nuovi ambienti, non previsti nel progetto originario ad uso sanitario”.

Affidamento diretto contro gara pubblica. E anche se così fosse, a Franceschi rimane un dubbio anche sulle modalità con cui si è deciso di affidare i lavori per circa 3,6 milioni di euro: direttamente a ProgEste, proprietaria degli spazi commerciali, e non tramite gara pubblica, classificando le nuove opere come “manutenzione straordinaria propedeutica al trasferimento della struttura del S. Giorgio”. “Occupare nuovi spazi che a base di gara e nel contratto erano previsti ad uso commerciale nell’ambito del rischio operativo di impresa di una concessione trentennale (project finance) – si chiede la Uil-Fpl -, è manutenzione straordinaria?” Per questo viene chiesta chiarezza sull’esistenza o meno di un obbligo di procedere per affidamento diretto, suggerendo che al contrario sarebbe stato necessario dare corso ad effettive procedure concorrenziali “secondo le recenti raccomandazioni fornite dall’Autorità nazionale anticorruzione”.

Perché a Cona e non nel centro cittadino? Franceschi, infine, fa anche un altro tipo di rilievi che riguardano anche decisioni di tipo politico e non solo amministrativo: perché un San Giorgio a Cona e non dentro le mura? La prospettiva offerta è quella di portare il centro riabilitativo vicino al vecchio Sant’Anna:Nella struttura delle ex nuove cliniche, di proprietà dell’azienda ospedaliera e con vicino parcheggio gratuito”, scrive il sindacalista, nella prospettiva di far recuperare valore a un’area della città che lo ha perso, “nel contesto della ‘Cittadella della salute’, anziché continuare indefinitamente ad accettare come normale spendere i soldi dei cittadini con interventi manutentivi di sicurezza per tamponare l’inarrestabile degrado di edifici e reparti ospedalieri chiusi che necessitano anche di continua sorveglianza per evitarne l’occupazione abusiva”.

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