
Luca Fiorini con Susanna Camusso
Il licenziamento di Luca Fiorini fu illegittimo e discriminatorio. Il giudice del lavoro Alessandra De Curtis, sciogliendo la riserva dopo l’udienza dello scorso 26 febbraio, ha accolto il ricorso di Luca Fiorini contro LyondellBasell e ha dichiarato la nullità del licenziamento del 30 dicembre 2015. Basell Poliolefine è stata inoltre condannata a reintegrare il dipendente nel posto di lavoro con le medesime mansioni ricoperte in origine o con altre analoghe. L’azienda dovrà anche pagare al dipendente le cinque mensilità non percepite in questo periodo, oltre a 4.200 euro di spese di giudizio.
Dopo la prima sentenza di febbraio, con la quale il giudice Alessandro D’Ancona aveva condannato Basell per condotta antisindacale imponendo la revoca del licenziamento e il reintegro inel posto di lavoro, ora arriva anche la seconda sentenza favorevole.
Il tribunale di Ferrara, in merito alle note vicende avvenute dal 17 dicembre (giorno della presunta aggressione al direttore delle risorse umane di Basell e alla responsabile del personale del settore Ricerca) in poi, fa notare come il sindacalista fosse stato “rappresentato dall’azienda come un individuo violento ed aggressivo, il tutto allo scopo evidente di estrometterlo tanto dall’azienda quanto dalla delegazione impegnata nella trattativa”; ne aveva qualificato la condotta come di “indubbia e gravissima rilevanza disciplinare” e aveva anche parlato di atti rilevanti a livello penale quali minacce e percosse.
L’istruttoria però “non ha consentito di ritenere che Fiorini abbia effettivamente posto in essere le condotte come descritte nell’addebito”. La versione dei testimoni di parte aziendale “diverge infatti da quella dei sindacalisti esaminati su alcuni punti fondamentali”: “nessuno ha riferito di strattonamenti”, né “di frasi offensive o minacciose”.
Anzi, “la prima parte ad assumere un atteggiamento che ha innalzato il livello del conflitto oltre la soglia fisiologica è stata la delegata aziendale”.
Ecco perché “il recesso appare illegittimo perché in ogni caso sproporzionato”. La condotta del sindacalista, “per quanto sgradevole e maleducata, non può qualificarsi come un passaggio alle vie di fatto, tale non essendo l’alzare la voce (senza minacciare ed insultare), alzarsi in piedi e bestemmiare in risposta ad una frase provocatoria della controparte, dirigendosi verso la stessa, nell’ambito di una trattativa sindacale giunta ad una fase in cui verosimilmente tutti gli interlocutori erano esasperati e stanchi”.
“E’ con notevole soddisfazione – è il commento del diretto interessato -, mia ma anche di tutti i delegati e dei tanti lavoratori e lavoratrici della Basell di Ferrara, che apprendiamo questa notizia. Si è trattato di un comportamento volutamente “muscolare” e di rivalsa, che ha trovato, dentro la fabbrica e fuori di essa, nella società civile, istituzionale e politica, una risposta unanime e coesa, a sostegno dei valori di libertà, dignità e responsabilità, del Lavoro e di chi, a diverso titolo, ne rappresenta gli interessi”.
Quanto all’esito della trattativa, nei giorni scorsi si è arrivati alla sottoscrizione del contratto aziendale: “c’è da augurarsi che con l’accordo del 9 marzo e dopo questa ulteriore sentenza, si chiuda la fase “muscolare” e se ne apra una più improntata alla responsabilità e al rispetto reciproco delle parti. C’è da augurarsi che la stessa solerzia con cui si sono praticati i canali “legali”, ora venga messa a disposizione della realizzazione di investimenti e attività di ricerca che diano prospettiva allo stabilimento di Ferrara e al territorio che lo ospita”.
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