Il bilancio del 2015 dell’Azienda servizi alla persona di Ferrara è in via di definizione e solo allora si potrà capire se è cambiato qualcosa nella gestione dopo il buco monstre da 1,4 milioni di euro nel 2014. Ma qualcosa di positivo c’è e riguarda i trasferimenti dal Comune.
Per il 2016 infatti viene confermato sostanzialmente nella totalità l’importo per coprire i costi del contratto di servizio, peraltro in scadenza a fine anno: 7,2 milioni di euro passeranno infatti dalle casse comunali a quelle dell’Asp. Nominalmente ci sono 500mila euro in meno rispetto all’anno scorso, ma la quota restante è in realtà coperto con l’anticipo di pari importo stanziato dal Comune lo scorso anno e che l’Asp di fatto iscriverà a bilancio nel 2016. “Siamo un po’ più preoccupati per la situazione nel 2017 e 2018”, spiega l’assessore Chiara Sapigni in commissione consiliare, confermando i timori già espressi dal sindaco Tiziano Tagliani nella stessa sede solo una settimana fa.
Ci saranno però anche degli incrementi in generale nei servizi sociali: 100mila euro dal Comune per l’accoglienza delle persone senza dimora e 226mila euro per mantenere la fascia di protezione per le famiglie in difficoltà: “Ci stiamo battendo – spiega ancora Sapigni – perché non si trasformino in semplici elargizioni di moneta e in assistenzialismo. Vorremmo costruire progetti di autonomia con quelle risorse, mirati e personalizzati a seconda delle esigenze”.
Non verranno gestiti dall’Asp ma riguardano il delicato settore dei servizi sociali anche i fondi statali a sostegno dell’inclusione attiva (Sia) – 80 euro al mese per ogni componente delle famiglie con Isee al di sotto dei 3mila euro, con priorità a quelle con minori – e quelli regionali (Res) che vanno a integrare i primi: per il 2016 saranno 15 milioni globali e per la provincia di Ferrara l’aspettativa è di ottenerne il 10%.
A questi vanno aggiunti anche i 270mila euro per le politiche abitative e qui si arriva al nodo degli alloggi Erp e del social housing. Come già riportato da Estense.com, Comune e Acer sono preoccupati dalle nuove norme che la Regione vuole introdurre, soprattutto perché andrebbero ad abbassare troppo la soglia di ingresso, escludendo i nuclei familiari che, di fatto, ad oggi garantiscono il pagamento dei canoni. Questo anche perché “a Ferrara manca una vera offerta di social housing con canoni calmierati che vada a inserirsi tra gli alloggi Erp e il libero mercato”, spiega ancora Sapigni, “le differenze sono tante e senza una via di mezzo e percorsi di uscita più graduali il rischio è che fra tre anni ci ritroviamo le famiglie con lo sfratto – conclude l’assessore -: non è detto che quelle che riescono a pagare i canoni siano anche in grado di pagare gli affitti nel mercato libero”.
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