Economia e Lavoro
22 Febbraio 2016
Lavoratori in sciopero da questa notte dopo lo stallo nella trattativa per il rinnovo del contratto

Basell. Lo spettro di nuovi esuberi dietro la rottura con i sindacati

di Ruggero Veronese | 4 min

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Non sono migliorate le relazioni tra azienda e lavoratori, dopo il reintegro di Luca Fiorini in Basell stabilito dal tribunale di Ferrara. Anzi, l’impressione più diffusa tra dipendenti e sindacati nel petrolchimico ferrarese è che i veri strascichi dello strappo che si è consumato il 17 dicembre, durante la trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, si stiano presentando proprio in queste settimane. Perchè, oltre a presentare ricorso per il caso Fiorini, Basell è rimasta sostanzialmente ferma sulle proprie posizioni nella trattativa in corso. E c’è chi vede in questa rottura delle relazioni industriali un possibile prologo a nuovi esuberi, in particolare per quanto riguarda il comparto ricerca.

Il panorama generale viene tracciato durante l’assemblea dal segretario della Filctem-Cgil Fausto Chiarioni, che ripercorre la trattativa dal momento del reintegro di Fiorini. I punti messi sul tavolo dal sindacato sono noti: oltre a discutere dei dettagli economici (come il premio di partecipazione) per il rinnovo di un contratto scaduto (e prorogato) da oltre due anni, i sindacati chiedono soprattutto un maggior coinvolgimento nelle decisioni aziendali: dalla programmazione delle attività di ricerca alla possibilità di discutere eventuali ricollocazioni per prevenire gli esuberi a cui punta il management. Ma giovedì scorso la trattativa è andata a dir poco in stallo: “Dopo cinque ore e mezza di lavoro Basell ha sostanzialmente ripristinato la propria proposta del 17 dicembre, escludendo la possibilità di un confronto condiviso all’interno dello stabilimento”. Ovvero lasciando a rsu e sindacati un semplice ruolo di “portavoce” per i lavoratori delle decisioni aziendali. “L’azienda – afferma Chiarioni – si vuol muovere in maniera unilaterale escludendo ogni possibilità di confronto, e mettendo in discussione i buoni rapporti di cui oggi abbiamo estremamente bisogno”.

Al di là degli aspetti formali, il problema infatti è molto chiaro: sindacati e dipendenti sono ancora scottati dalla vertenza del 2013 per gli esuberi dal centro ricerche Natta e la fiducia nell’azienda non è – per usare un eufemismo – ai massimi storici. Si teme insomma che lasciando carta bianca a Basell in un tema delicato come quello degli esuberi, si possano creare le condizioni per una nuova maxi vertenza, con un impatto sull’occupazione molto, molto più pesante di quanto possano suggerire le vicende dei singoli lavoratori come Fiorini.

Ed è proprio il sindacalista reintegrato a prendere parola rivelare le proprie vere preoccupazioni: “Comincio a pensare che dietro questo finto scontro ci sia un tentativo di inasprire il clima a Ferrara. Rischiamo di trovarci di fronte a conseguenze simili a quanto avvenuto tre anni fa: anche allora ci rassicuravano riguardo agli investimenti di Basell a Ferrara, ma oggi sappiamo com’è andata. Temo una discesa verso livelli sempre minori di produttività, con il tentativo ogni anno di licenziare qualche lavoratore. È questo riguarda in particolare la precarietà di chi lavorando comparto ricerca”.

Fiorini approfondisce il concetto ai nostri taccuini, spiegando di come dal l’avvento della nuova proprietà aziendale, nel 2008, i budget per la ricerca siano stati drasticamente ridimensionati. Oggi Basell investe soprattutto per programmi di ricerca dal sicuro ritorno economico, senza ‘rischiare’ nel terreno dell’innovazione e puntando soprattutto al mantenimento della sua attuale produzione. Un’ottica a brevissimo termine, se si considera che nella chimica la ricerca andrebbe programmata con anche 10-15 anni di anticipo, è dovuta soprattutto gli obiettivi di performance dei dirigenti, che devono rispondere a un azionariato desideroso di costanti dividendi e incassi annuali. Ma è anche un’ottica che, oltre a penalizzare l’attuale occupazione nei comparti di ricerca, potrebbe causare pesanti problemi di competitività a Basell negli anni futuri. Con tutti i problemi economici e di lavoro che ne conseguirebbero.

“Non è possibile – afferma il segretario Femca – Cisl Stefano Mantovani – che in un’azienda di 860 dipendenti il problema sia un singolo esubero. L’obiettivo dell’azienda è creare le condizioni per avere sempre l’ultima parola nelle decisioni collettive”. Un proposito a cui i sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil) si oppongono senza possibilità di compromessi. Da questa sera partiranno gli scioperi a turnazione nei singoli impianti, che continueranno nelle prossime settimane. “Se l’azienda ci chiama – conclude il segretario Uilcem Nicola Caleffi – e dice che vuole riaprire il confronto noi lo facciamo, ma senza interrompere le iniziative di lotta, perchè a questo punto partire senza una mobilitazione alle spalle significa partire in una posizione di debolezza”.

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