Politica
9 Gennaio 2016
Il primo espulso da Grillo parla del Movimento dopo il caso di Quarto e attacca i grillini estensi: "Muti sui problemi importanti della città"

Tavolazzi: “Il M5S non è immune a corruzione o mala gestio”

di Daniele Oppo | 7 min

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Valentino Tavolazzi

Valentino Tavolazzi

“Essere strani o avulsi da contaminazioni è una pretesa assurda che serve a marcare la differenza con gli altri partiti colpiti, ma in modo infondato”. Valentino Tavolazzi, primo espulso eccellente dal M5S e grande contestatore della gestione Grillo-Casaleggio parla di ciò che sta accadendo nel Movimento dopo la vicenda di Quarto (Napoli) dove, secondo le intercettazioni pubblicati sui quotidiani nazionali, è nato il sospetto che la pentastellata Rosa Capuozzo sia diventata sindaco sei mesi fa grazie ai voti della Camorra. Ma la sua è una critica a tutto tondo, che passa per l’opposizione a Ferrara e arriva al Pd.

Il M5S esce “sporcato” nella vicenda Quarto? Non è più un partito diverso dagli altri?
Il M5S è sempre stato partito come gli altri, non c’è nulla di genetico, queste vicende riguardano sempre i singoli, non un partito in generale. Non esprimo giudizi su Quarto, bisogna vedere cosa è successo, ma questi o altri episodi dimostrano che sono i singoli non il partito nel suo insieme. Riguarda tutti i partiti ed essere estranei o avulsi da contaminazione è una pretesa assurda che serve a marcare la differenza con altri partiti colpiti, ma in modo infondato. Potranno esserci anche nuovi episodi che dimostreranno che anche il M5S può incorrere in episodi di corruzione o mala gestio.

Ma il fatto di nascere dal basso, i meccanismi interni di selezioni, le ‘certificazioni’, non dovrebbero escludere le contaminazioni?
Se poi pensiamo che questa presunta impermeabilità alla corruzione o alla mala gesto dovrebbe scaturire e crescere a seguito di una selezione interna allora i dubbi aumentano, perché nel M5s i meccanismi interni di democrazia, trasparenza, carriera e nomine sono l’esatto opposto della trasparenza. Sono selezioni legate all’appartenenza e alla fedeltà all’interno di una partito dove comandano solo Casaleggio e Grillo. Questo produce maggior rischio e mancata selezione di competenza e qualità. Gli altri partiti, anche se hanno molti problemi, almeno hanno strutture interne di vaglio e controllo.

La risposta del blog, con il lancio della campagna #intantocondannanovoi è stata sufficiente?
Ribadisco, non conosco i fatti, ma quando Grillo dice che intanto condannato gli altri dice una banalità. Se viene condannato qualcuno di qualche partito, questo non significa che non accadrà mai nel M5S. Se dovesse accadere cosa risponderà? La vera risposta è che intanto il Movimento diventi democratico, mentre oggi è padronale. Grillo dovrebbe fare un passo indietro e consentire ai membri di dotarsi di un regolamento e di regole di democrazia, basate sull’elezione e la trasparenza. A quel punto gli anticorpi possono veramente venire fuori. Oggi comandano lui e Casaleggio e la struttura non dà alcuna garanzia rispetto a infiltrazione o inquinamento.

In un’intervista a Il Sussidiario afferma che il M5S non sta producendo buoni risultati dove amministra. A Comacchio, fino all’espulsione, giunta e consiglio erano del Movimento.

La lista di Fabbri ha segnato una svolta rispetto al passato. Alcune decisioni che ha preso – alcune delle quali secondo me condivisibili – sono state la ragione dell’espulsione. Ma non mi sento di esprimere giudizio negativo per quel gruppo di eletti.

Come giudica invece il lavoro di opposizione a Ferrara?
La mia è una valutazione di insufficienza. È palese che spesso ci sia un silenzio assordante, non c’è presa di posizione su temi importanti: lavoro, economia, ambiente, sanità. Ci sono temi importantissimi che non vengono nemmeno sfiorati e sui quali invece si potrebbero impostare delle campagne di opposizione anche per tenere alta l’attenzione dei cittadini. Così il Pd trova una sponda più che un ostacolo ad esercitare il proprio potere assoluto da più di 60 anni.

Quali sono i temi specifici sui quali la voce ‘diversa’ del M5S dovrebbe farsi sentire di più?
C’è Cona, che come scelta fondamentale sanitaria è un fallimento e c’è un silenzio totale da parte del M5S di Ferrara. Non c’è quella capacità di critica che gli stessi elettori si aspettano. Poi non c’è nessuna presa di posizione su crisi e prospettiva di sviluppo del petrolchimico: un piano per quell’area andrebbe tirato fuori da parte di un gruppo che vuole trasformare la città ed essere alternativo al Pd, cosa che finora è stato solo a parole ma non a fatti. 
Hera e la necessità di monitorare i costi e lo svolgimento del servizio. Poi l’uso del bene pubblico, i bilanci del comune, i debiti, la gestione e le politiche dei conti pubblici: dove vengono presi i soldi, dove vengono spesi, associazioni, teatro comunale, immigrazione, cooperative. Materie che i ferraresi vedono con i propri occhi e che il M5S non vede. Il Movimento su tutto questo non c’è, non so neanche se sa di cosa parla quando interviene, c’è un’assoluta carenza di competenze.

Ha parlato del Petrolchimico, per anni ha criticato le scelte strategiche effettuate su quell’area produttiva. Adesso, anche alla luce del disimpegno di Eni con Versalis e del licenziamento del delegato sindacale Fiorini, quella valutazione acquista più forza?
Avevamo previsto tutto, in modo anche abbastanza chiaro e lucido. Lo sforzo dell’amministrazione comunale, da Sateriale a Bratti e a Tagliani,  di aprire porte e portoni alle aziende del petrolchimico – quando concede la Turbogas o quando chiude gli occhi su bonifiche e risanamenti, o quando non interviene su meccanismi di subappalto per agevolare le aziende e impedire che lascino il territorio – è un grave fallimento avvenuto senza garanzie per i cittadini che dovevano essere pretese. Le aziende hanno raccolto i frutti regalati, e parliamo di milioni e milioni di euro, senza assumere impegni di attività produttiva che fosse controllabile anche da parte dei cittadini Oggi il Petrolichimo è in disarmo per ragioni planetarie, per maggiori costi e lo spostamento di produzioni inquinanti altrove ma non in Italia, e la città rimane con le pive nel sacco. La città deve sopportare il calo di occupazione, gli inquinamenti dei siti che nessuno bonificherà, la turbogas fatta per potenziare il petrolchimico anziché disarmarlo come stai avvenendo oggi. Ferrara pagherà per i prossimi 30-40 anni. Non si vede però piano alternativo da parte delle opposizioni. E non c’è in nessun campo, dall’occupazione, al turismo, passando per il sociale che oggi è molto basato su immigrazione, accoglienza e mantenimento di associazioni e cooperative che vivono di questo, senza pensare quanto sia integrabile con tutto il resto: è un problema grande come una casa. E il M5S è muto: non è entrato nel meccanismo istituzionale dopo anni, è tutto tempo perso. Non sta controllando e non fa proposte, non crea le condizioni per mettere i ferraresi davanti a un’alternativa.

Quali sono le condizioni per creare questa alternativa a Ferrara?
Si fa solo con le alleanze, ma se ci fosse veramente volontà di fare un’alternativa, dovrebbe esserci anche la disponibilità di mettere insieme candidati e programmi. Questo è mancato, come Ppf abbiamo lavorato prima delle elezioni nel 2014 per tentare di costruire questo progetto comune ma non ci siamo riusciti. Forse è la ragione per cui non fanno opposizione: pensano che sia inutile, che tanto non arriverai mai a prendere voti necessari per mandare a casa il Pd, ma al tempo stesso impediscono all’elettorato di rendersi conto degli sbagli del Pd ed impediscono la formazione di una coscienza diversa. Per creare un’alternativa al Pd serve un progetto, che a Ferrara non è mai nato. Eppure ci sono le competenze, ci sono molte persone oggi lontane dalla politica che potrebbero essere molto utili per risollevare una città morta in tutti i sensi, non solo dal lato occupazionale ma anche per il problema dell’invecchiamento, per le difficoltà di creare nuovi nuclei familiari. È una situazione di degrado che sta avanzando nella città e che il Pd  senza più idee non riesce a contrastare. Sono problemi che solo un’opposizione che abbiano voglia di tirarsi su le maniche può risolvere.

Che idea ha del Pd senza alternative?
Oggi è bollito. Il Pd è come una caserma, si avanza per anzianità ma non succede mai nulla. Quelli che hanno qualche idea diversa restano indietro o vengono espulsi, non c’è speranza nel rinnovamento del partito ma in una opposizione intelligente e alleata, che cerca di progettare e promuovere un’alternativa.

È da poco scomparso Paolo Mandini che della sinistra ferrarese è stato voce critica.
Era una bravissima persona, mi dispiace molto per la sua scomparsa. È stata una delle voci critiche dentro il Pd, una persona onesta con una visione ampia che ha tentato ha tentato a suo modo di dare una svolta all’interno del partito e ha anche pagato per questo. Oggi c’è un peggioramento della classe politica e delle risorse umane, ha prevalso l’idea che il conformismo e l’allineamento con il gruppo prevalente paghino di più, lo vediamo tutti i giorni. Ci sono continui giochi di gallleggiamento, persone spesso prive di visione, senza audacia concettuale, senza nulla, che negli anni riescono a passare da sindaco di un paese di provincia a segretario provinciale e poi regionale. Avanzamenti privi di consistenza e che rappresentano i veri limiti di un partito che oggi è bollito.

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