Economia e Lavoro
7 Gennaio 2016
Il rappresentante sindacale licenziato: "Non è una battaglia per me, ma per i diritti di tutti i lavoratori"

Fiorini: “In Basell clima di intimidazione e paura”

di Ruggero Veronese | 5 min

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ImmagineSiamo con Luca Fiorini, appena arrivato al presidio e accolto da una marea di abbracci dai colleghi. Fa piacere questa solidarietà e ti da fiducia sulla possibilità di un reintegro e di una soluzione positiva?

Certo, questo è fondamentale oltre all’azione legale. Ma è anche la conferma che non è una questione personale e che c’è un evidente attacco alla libertà delle persone e alla libertà di iniziativa del sindacato che non trova la condivisione della gente. Cosa su cui l’impresa sta cercando di lavorare in queste ore non tanto per distruggere l’immagine di me, ma l’immagine che la gente possa scegliersi liberamente i propri rappresentanti sindacali. La vicinanza della gente significa che l’azienda si sbaglia, che la nostra gente ha bisogno di scegliere i propri rappresentanti e ha fiducia in queste Rsu. Non tanto e non solo nella mia persona: sono qui perchè sono stato licenziato io, ma se fosse un altro sarebbe uguale. Questo è un bellissimo segnale di valori, che credo sia importante anche in questo territorio.

Adesso c’è una posizione comune da parte di sindacati, politica e istituzioni. Pochi credono a questo spintone, a questo atto di violenza, e l’opinione diffusa è che ci sia altro dietro. Può essere uno strascico di quello che è successo nel 2013 (la trattativa per gli esuberi dal centro ricerche Natta, ndr)? 

Può essere, certo è che anche la soluzione che si è trovata assieme alla Regione, con il territorio e la città sulla ristrutturazione del 2013 non è certo quella che volevano fare loro. Però si è applicata proprio perchè c’è un sindacato autonomo di pensiero che ha eleborato una soluzione diversa, che ha trovato la condivisione del territorio e delle istituzioni e che probabilmente ha creato uno strascico. E’ questo il vero punto dello scontro, non tanto Luca Fiorini. Io non posso far male a nessuno e sono una persona sola. Una persona non fa nulla, ma siamo tutti insieme a cercare di trovare le soluzioni migliori per venire a lavorare serenamente, quando questo è possibile. Oggi questo è possibile ma è negato da questa impresa che ha creato un clima di intimidazione e di paura”.

Si parla anche del tempismo dei licenziamenti delle due lavoratrici: giovedì arriva questa decisione e il lunedì successivo avviene il tuo scontro durante la riunione con la dirigenza.

Non so se sia stata una cosa organizzata prima. Certo che se per il mio caso, giuste o sbagliate, ci sono delle motivazioni, quella nei confronti delle due lavoratrici è stata un’azione totalmente gratuita, perchè si è abusato della loro situazione di essere dipendenti di questa impresa per metterle a casa dalle tre e mezza del pomeriggio alle cinque (si riferisce alla comunicazione del licenziamento, ndr) sapendo che una loro possibile collocazione c’era, come poi è stato fatto. Quindi io non so se ci sia un disegno dietro, di sicuro c’è una volontà esplicita di mettere in campo soluzioni autoritarie. Autoritarie e non rispettose della dignità delle persone che vengono qui a fare la ricchezza di questa impresa da 25 anni.

Durante questo incontro qual’era la proposta?

Noi proponevamo una cosa semplice: se tu chiudi posizioni per delle persone e contemporaneamente nell’impresa ci sono posizioni libere, gliele devi offrire. Poi saranno loro che decideranno se quel posto piace, se è in turno, se è confacente alle proprie aspirazioni, se preferiscono cercare soluzione esterna. Decideranno loro, ma se un posto c’è tu glielo devi offrire. Non è socialismo reale ma una soluzione che il sindacato, tanto più in un mondo come quello di oggi, deve fare quando questo si può fare. Se i posti di lavoro non ci sono è chiaro che la situazione è diversa, ma se ci sono si devono offrire. Come è successo nel caso, da ultimo, di quelle due ragazze che sono state licenziate e poi reintegrate.

C’è anche una leggera – ma neanche troppo – differenza tra le motivazioni del tuo licenziamento nella lettera girata ai dipendenti e nella comunicazione ufficiale che hai ricevuto. Si baserà anche su questo la tua azione legale?

La  mia azione legale si baserà sia sulle motivazioni del licenziamento che sull’attività antisindacale dell’impresa. Le diverse interpretazioni che sono state date vengono utilizzate dall’impresa, soprattutto all’interno, per far riferimento a codici di comportamento interni che non sono né il contratto nazionale né la legge italiana, che le servono solo per veicolare un’immagine secondo cui sarei capace di ribaltare le persone, di mettere in crisi la tranquillità di un ambiente di lavoro, per motivare le scelte che hanno fatto. Le differenza credo stiano sostanzialmente in questo, infatti il riferimento al codice etico dell’impresa, nel licenziamento, non c’è.

Adesso si stanno muovendo anche le segreterie nazionali dei sindacati. Vi aspettate anche un intervento del governo nazionale italiano, delle istituzioni o del ministero?

Rispetto l’autonomia di tutte le istituzioni, decideranno loro cosa fare. Io so una cosa: che qui in questo territorio ci sono valori materiali come la solidarietà e la dignità delle persone, e anche la dignità delle imprese, che hanno stabilito di comportarsi in un certo modo. Ora questa impresa sta facendo un’altra cosa e se interverrà anche il governo andrà bene non per me, ma per il lavoro. Per dare un segnale che si rincorre la Cina non solo sui bassi prezzi, ma che si può essere più competitivi sui valori: i valori materiali come la dignità, il rispetto e la valorizzazione del lavoro. Non sull’autoritarismo e l’obbedienza a testa china, perchè su quella strada lì son più bravi gli altri, e sono di più. L’India o la Cina sono molti di più. Non siamo vincenti su quel piano, dobbiamo costruire un ambiente in cui la gente vada a lavorare con soddisfazione e serenità, così probabilmente darà anche maggiori risultati anche per le imprese per cui lavora. Creare un clima di rispetto e civiltà.

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