Riva del Po
8 Dicembre 2015
Cgil, Cisl e Uil replicano a Rossi, Zaghini e Giannini: "Il punto cruciale è la mancanza di confronto"

Unificazione scuole, sindacati contro sindaci

di Daniele Oppo | 4 min

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aulaCopparo. Non c’è aria di conciliazione tra i sindacati confederali e i sindaci di Copparo, Berra e Ro in merito alla creazione di un istituto comprensivo per le scuole del territorio.

Dopo le prime lamentele di Cgil, Cisl e Uil e la risposta di Nicola Rossi, Eric Zaghini e Antonio Giannini arriva la controreplica dei sindacati che, ancora una volta, sottolineano il mancato coinvolgimento nel processo decisionale.

Cgil, Cisl e Uil precisano in apertura che quando chiedono di programmare  i servizi  a scala  di Unione  e di accorparne le strutture gestionali non intendono – “con ogni evidenza” –  che qualunque accorpamento  vada bene a prescindere dalla natura del servizio e  dalle sue ricadute.  “Non vediamo  pertanto alcuna contraddizione con le posizioni espresse dalle categorie del comparto scuola.  La legge non obbliga alla creazione degli Istituti Comprensivi – sottolineano i sindacati -, tuttavia, riconosciamo l’importanza della costruzione di un curricolo verticale per gli alunni che vada dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. La costruzione di tale percorso ha tra gli obiettivi principali quello di contrastare la dispersione scolastica e il diritto di ogni alunno ad ottenere un percorso scolastico unitario, organico e completo. Siamo sempre stati favorevoli alla costituzione degli istituti comprensivi”.

Se l’idea del progetto in sé viene accolta positivamente, è il processo decisionale scelto dai primi cittadini a non trovare alcun gradimento: “Vista la complessità della loro costituzione, sottolineiamo  il punto cruciale nell’intera vicenda: il mancato coinvolgimento da parte delle amministrazioni locali di tutti i soggetti deputati al confronto, ovvero di tutti i soggetti che si occupano di scuola e della cittadinanza. Le linee in materia di riordino scolastico della Regione Emilia Romagna esplicitano chiaramente che gli Enti Locali si attivino per condividere con le istituzioni scolastiche, con le famiglie, con gli uffici dell’amministrazione scolastica territoriale, con le parti sociali, con i cittadini i dati di conoscenza, le proposte e le informazioni utili a condurre il processo di programmazione con la più ampia partecipazione, ascoltando e raccogliendo il contributo di tutti”.

“I sindaci – attaccano Cgil, Cisl e Uil  – parlano di incontro con i dirigenti scolastici per la condivisione del parere tecnico, ricordiamo però che la scuola non è fatta solo dai dirigenti scolastici, che sono i legali rappresentanti, ma anche da docenti e personale tecnico, amministrativo e ausiliario, dal Consiglio d’Istituto, che sono coloro che hanno voce in capitolo per gli indirizzi educativi e didattici della scuola, e che un tavolo tecnico con le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori è uno dei passaggi mancanti in tutta la vicenda. Ciò ha impedito di ricercare il percorso ottimale per salvaguardare le autonomie scolastiche,  che potevano essere collocate tra  il numero  di 600 alunni che è il minimo per  avere riconosciuta l’autonomia scolastica, e  il tetto dei 1200 alunni a suo tempo individuato dalla Regione  per rendere stabile l’autonomia scolastica. Anche se non è più vietato superare tale numero non è auspicabile – proseguono i sindacati -. Innanzitutto per ragioni di funzionalità della gestione che in una scuola non prescinde dalla   qualità delle relazioni: la scuola non è una qualunque  azienda di erogazione di servizi nella quale fa premio  l’economia di scala.    E poi   perché gli istituti sovradimensionati  sono penalizzati nell’assegnazione del personale e, infine, perché in questo modo si rinuncia alla opportunità di riattivare le autonomie scolastiche accantonate, e quindi  alla possibilità di avere i Dirigenti scolastici e amministrativi dedicati in via esclusiva”.

Secondo le sigle confederali “la scelta fatta renderà certa la carenza di personale  Ata , e quand’anche fosse garantito un intervento a supporto da parte delle  Amministrazioni Comunali ci sarebbe da chiedersi se sia ragionevole  che davanti a tanti bisogni insoddisfatti delle comunità locali,  si compia una scelta che si traduce in una rinuncia a risorse statali  e alla necessità di farvi fronte con i bilanci degli Enti Locali. Ecco perché è auspicabile che la scelta non  venga assunta come definitiva e che  nelle more del pronunciamento Regionale si attivino i confronti fin qui mancati  e si valutino appieno tutte le conseguenze e le ricadute delle scelte che si fanno.  Una politica che si confronta ad ampio raggio prima di decidere – concludono i sindacati – non è una politica che declina le sue responsabilità, ma che vi fa fronte con la consapevolezza che è meglio impegnare un po’ di tempo per prendere la decisione giusta che passarne molto a  cercare di giustificare  scelte sbagliate”.

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