Politica
24 Novembre 2015
Sentimento positivo ma rimane l'amaro in bocca per gli azionisti

Carife, la politica: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

di Elisa Fornasini | 5 min

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl salvataggio di Carife è una notizia positiva per dipendenti e correntisti ma non c’è da cantare vittoria. È questo, in sostanza, il sentimento comune di maggioranza e opposizione all’indomani dell’approvazione del decreto ‘salva-banche’ per la Cassa di Risparmio di Ferrara e di altri tre istituti bancari italiani. Lunedì il sindaco Tiziano Tagliani ha incontrato Giovanni Capitanio, nominato amministratore delegato della nuova Carife, e Antonio Baldini, i quali hanno illustrato le novità del decreto.

“La notizia del definitivo ‘salvataggio’ di Carife, oltre al superamento dei problemi di liquidità che ne rallentavano l’azione verso il mercato delle imprese ferraresi, non può che farci molto piacere” commenta il primo cittadino, secondo cui con questa manovra “si mette fine ad un calvario durato troppo e che negli ultimi tempi è stato vissuto dai dipendenti, dai clienti, in sostanza dalla città, con apprensione se non con paura”.

Se la paura è passata, rimane comunque l’amaro in bocca. “Il diniego di Bce all’operazione concordata la scorsa estate, che avrebbe garantito una speranza di parziale recupero agli azionisti, lascia una amaro in bocca e non poche perplessità sulla reale autonomia del sistema bancario italiano rispetto a ‘dictat’ europei” spiega Tagliani. Ma, “nonostante ci siano molti motivi per essere perplessi ed amareggiati per la mancanza di rispetto dell’azionista Carife”, la partenza della nuova banca “fa ben sperare che sia definitivamente tramontata l’epoca delle incertezze”.

L’augurio del sindaco è che “parta a presto il rilancio dell’istituto locale che tutti si aspettano” con una “doverosa sensibilità verso chi ha pagato il prezzo più alto di una cattiva gestione locale”. Se le ultime parole di Tagliani sono estremamente positive (“Ferrara a questo punto è largamente a credito”), va più cauto il segretario provinciale Pd Luigi Vitellio: “Buone notizie dal Cdm ma la situazione non è risolta. La modalità adottata peserà sulle spalle degli azionisti e abbiamo ancora tanto da lavorare. Invito Salvini a riposarsi, la sua becera propaganda non aiuta a risolvere il problema di tanti ferraresi che hanno investito il loro presente e futuro in questa banca”.

Rimanendo nel carroccio, la posizione di Giovanni Cavicchi, capogruppo della Lega Nord in consiglio, è più critica: “Ci ho già rimesso di persona perché Carife mi ha mangiato i miei risparmi ma sono soddisfatto di non doverci rimettere altri soldi. Magari non si verificherà nell’immediato ma sento che Carife andrà venduta a un’altra banca più forte: se si trova un istituto bancario che possa essere invogliato all’acquisto va bene. Vedo quindi un futuro roseo, l’importante è che la banca locale sia più vicina alle necessità dei ferraresi”. Nessun pronostico, invece, per Matteo Fornasini di Forza Italia che, essendo direttamente interessato (è referente di una filiale), preferisce non intervenire sulla questione.

“Cittadini, dipendenti e correntisti possono tirare un sospiro di sollievo” dichiara Ilaria Morghen del M5S che, però, si riserva di “approfondire il meccanismo complesso per cui sembra che il salvataggio sia pagato dalle banche stesse e non sia pubblico”. I vantaggi della manovra non risparmiano le critiche all’operato precedente: “Condanno il disprezzo dell’interesse pubblico operato dai dirigenti della banca che hanno seguito poteri finanziari senza pensare alle ricadute sul tessuto economico dei loro investimenti sbagliati. Dei responsabili ci sono ma ci confermiamo il popolo dell’indulgenza” conclude la consigliera pentastellata.

L’augurio che “le responsabilità di chi ha portato la Carife a questa situazione siano accertate dal punto di vista civile e, nel caso, penale” è condiviso anche da Leonardo Fiorentini di Sel che nutre delle perplessità sulla manovra di salvataggio: “Un intervento di imperio era dovuto ma non so se sia la soluzione migliore. Ora i correntisti possono avere la sicurezza dei propri risparmi ma questi artifizi finanziario-contabili non mi convincono sul lungo periodo, visto il sistema bancario italiano”. Un futuro più speranzoso è quello intravisto da Alberto Bova di Ferrara Concreta: “Il decreto dà una speranza che si possa recuperare il valore delle azioni. L’allerta non può cessare perché questa soluzione non è la ‘panacea’ per tutti i mali ma è comunque una cosa positiva per la città, per i ferraresi e per tutti quelli che hanno a cuore le sorti della banca”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Spath di Fratelli d’Italia. “Speriamo che non sia solo un palliativo e che questa manovra salvi davvero la banca e risolva i problemi più profondi di Carife. Non possiamo sostenere un altro crack e la paura è che sia l’ennesima speculazione sotto un bel vestito: quali sono gli interessi delle altre banche che anticiperanno 3,6 miliardi al nuovo fondo di risoluzione?”. Gli occhi rimangono aperti, quindi, e non si abbassa la guardia. “Il governo è intervenuto dietro le quinte in maniera spregiudicata col Monte dei Paschi di Siena, le grosse banche hanno avuto aiuti di Stato più o meno mascherati” denuncia Francesco Rendine di Gol che critica anche il ruolo dell’Ue in questa situazione: “Non si capisce perché l’Europa per dei cavilli metta i bastoni tra le ruote alle piccole banche, è ingiusto che ci metta il naso quando abbiamo una normativa nazionale che tutela i risparmiatori”.

L’ultimo commento è quello di Paolo Calvano, consigliere regionale e segretario Pd Emilia-Romagna. “Il dato significativo è che la banca di Ferrara riparte e con essa ripartono i suoi lavoratori; dal decreto, inoltre, risultano completamente tutelati anche i correntisti e gli obbligazionisti ordinari”. Non si potrebbe dire lo stesso per azionisti e obbligazionisti secondari: “Ammetto di nutrire alcune perplessità rispetto all’andamento ondivago seguito dalla Banca d’Italia. Sebbene lo sforzo maggiore del contributo risulti a carico del sistema bancario italiano che alimenta il fondo di risoluzione, azionisti e obbligazionisti secondari potrebbero pagare un prezzo molto alto. Considerato il percorso ferrarese, non vorrei che il definitivo epilogo della vicenda lasciasse, su questo punto, l’amaro in bocca”.

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