Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara ha deciso per l’archiviazione della querela per diffamazione presentata nel luglio dello scorso anno dal segretario del Coisp, Franco Maccari, contro Patrizia Moretti.
Maccari aveva deciso di agire per vie legali a seguito di alcuni giudizi della madre di Federico Aldrovandi che aveva definito il segretario del Coisp “uno stalker” e “un vero torturatore morale” in un’intervista rilasciata al sito Contropiano.org.
Il gip Silvia Marini ha rigettato anche l’opposizione già presentata da Maccari in quanto “le indagini indicate appaiono irrilevanti”.
Nella decisione del giudice si fa riferimento ai vari episodi di scontro tra il segretario del Coisp e la madre di Aldrovandi in merito alla condanna dei poliziotti per omicidio colposo e fa proprio esplicito riferimento ai “toni sempre particolarmente conflittuali ed accesi”.
Secondo il gip – che accolto gli argomenti proposti dal pm Stefano Longhi nel chiedere l’archiviazione – il sindacato “non si limitava – come sostenuto dall’opponente – alla contestazione dei provvedimenti della magistratura di sorveglianza in relazione ai quali alcuni dei condannati erano stati condotti in carcere ovvero alla decisione della Corte dei Conti sulla riscossione del risarcimento in favore delle parti civili direttamente dai condannati, ma coinvolgeva, attaccandola direttamente, la madre di Federico, che veniva accusata ‘di trincerarsi dietro il dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide’, ‘di spargere veleno a profusione sul Coisp’, di ‘sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle’, di combattere una campagna politica contro la Polizia […], nonché offendendo la memoria del figlio definito ‘drogofilo‘”.
Il gip riporta anche l’episodio del sit-in del Coisp in piazza nel marzo 2013 con successivo arrivo per protesta da parte di Patrizia Moretti, che proprio per tali comportamenti ha definito “una tortura puntuale, cioè continua, perché comunque si trascina nel tempo”.
Secondo il giudice Patrizia Moretti non ha fatto altro che esercitare il proprio diritto di critica in un contesto fatto di “attacchi personali alla sua persona e non espressi nell’esercizio di critica sindacale, pur utilizzando nel contesto del suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettosi del limite della continenza, perché non volgari, né gratuiti, né contenenti attacchi personali.
In sostanza, le parole della Moretti non furono diffamatorie ma “riferibili al comportamento del soggetto passivo (Maccari, ndr) oggetto di critica, potendo inquadrarsi come reazione difensiva del soggetto ingiustamente attaccato“, con “modalità espressive” considerate “proporzionate e funzionali all’opinione, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritenevano compromessi”.
Lo scorso 7 luglio Patrizia Moretti aveva deciso di rimettere le querele presentate nei confronti di Carlo Giovanardi, Franco Maccari e Paolo Forlani.