Stellata. Prime schermaglie nel processo sul crollo dei capannoni Ursa a Stellata di Bondeno, avvenuto durante il drammatico terremoto del 20 maggio 2012 e durante il quale perse la vita l’operaio 29enne Tarik Naouch. A essere stati rinviati a giudizio per omicidio colposo sono il collaudatore Mauro Monti (ex ingegnere capo della Provincia) e il progettista Pierantonio Cerini, in seguito a una lunga serie di udienze preliminari in cui non sono mancati i colpi di scena.
Inizialmente infatti il pm Nicola Proto aveva iscritto nel registra degli indagati anche altre due persone: il direttore dei lavori Franco Mantero (60 anni, presidente dell’ordine degli ingegneri di Ferrara) e Simonello Marchesini (61 anni, legale rappresentante della ditta Stimet che si occupò dei lavori). Ma entrambe le posizioni furono archiviate dopo la consulenza depositata dall’avvocato Claudia Tassinari (parte civile per i familiari della vittima), dalla quale emerse un difetto della trave prefabbricata che sosteneva il capannone, che nel punto di aggancio con le pareti avrebbe presentato una carenza di armatura. Un punto inizialmente non preso in considerazione dalla consulenza della procura, che ipotizzava un difetto nel collegamento tra la trave e i muri, e che (oltre ad aver inaugurato una nuova indagine sul progettista della trave) come dimostra l’ultima udienza avrà parecchia importanza anche nel processo ordinario.
Gli avvocati dei due imputati, Lorenzo Valgimigli e Corrado Brilli, all’apertura del dibattimento hanno mosso diverse eccezioni al giudice Amore, chiedendo che il procedimento tornasse in fase di udienza preliminare per una riformulazione del capo di imputazione. Troppo diversa secondo le difese la ‘condotta omissiva’ che dovrà essere valutata (il mancato controllo sulla trave portante) da quella ipotizzata inizialmente dalla procura, al punto che il rinvio a giudizio formulato dal gup per lo stesso fascicolo sarebbe in contrasto con il codice di procedura penale. Questioni molto tecniche e che hanno innescato un botta e risposta in aula tra i legali e il pm Proto, fino alla decisione finale del giudice di respingere l’eccezione degli avvocati. Valgimigli e Brilli si confermano però sicuri della validità della propria richiesta, e “la questione potrà rivelarsi un’argomento in più – mette le mani avanti Brilli – in caso di eventuale condanna e successivo ricorso in appello”.
Nonostante la vittoria della procura su questo fronte si registra anche un punto a favore delle difese, che hanno ottenuto l’esclusione della consulenza del pm dal fascicolo del dibattimento a fronte delle nuove contestazioni. In altre parole quanto scritto dai tecnici della procura non potrà essere utilizzato in aula come prova e i consulenti dovranno essere ascoltati – e quindi sottoposti alle domande delle parti – durante le prossime udienze. “Un ottimo risultato per il lavoro delle difese”, commenta Valgimigli. La decisione del giudice impedirà infatti alla procura di ‘congelare’ le conclusioni dei consulenti: le verifiche e i relativi ragionamenti sui motivi del crollo andranno quindi ripetuti – ed eventualmente modificati – durante il dibattimento. E non a caso l’avvocato Brilli si lascia andare a un breve commento durante una pausa dell’udienza: “Ci aspetta un lungo processo”.