Economia e Lavoro
22 Giugno 2015
Secondo i dati elaborati da Vega Engineering cala l'incidenza degli infortuni mortali sul lavoro

Morti bianche, Ferrara migliora nei primi mesi del 2015

di Daniele Oppo | 4 min
Immagine d'archivio

Immagine d’archivio

Ferrara migliora, almeno nel primo quadrimestre del 2015, nell’incidenza delle morti bianche, le morti sul lavoro. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio sulla sicurezza Vega Engineering, su base Inail, nel corso dei primi mesi di quest’anno si è verificato un solo infortunio mortale sul posto di lavoro portando la provincia estense nella parte basse della classifica.

Il dato è confortante soprattutto se paragonato a quelli complessivi dello scorso anno, quando Ferrara fece contare 7 decessi sul lavoro che ebbero un altissimo impatto sull’incidenza ogni milione di occupati. I numeri parziali del 2015 parlano infatti di un’incidenza di 7,1 morti su un milione di occupati, nel 2014 l’incidenza era stata di 50.

Nella classifica generale delle Province, anche se il risultato è parziale, Ferrara è oggi al 66° posto per incidenza della mortalità, un bel salto all’indietro (questa volta positivo) rispetto al 26° posto “conquistato” lo scorso anno, l’anno comunque migliore di un triennio nero che ha visto la nostra provincia arrivare anche al 15° posto nazionale

Miglioramento anche a livello regionale: nel 2014 la provincia estense è stata quella che ha registrato le performance peggiori in termini di incidenza, quest’anno è scesa al 4° posto: meglio di lei fanno Piacenza e Forlì Cesena (nessun decesso sul lavoro), Bologna (due decessi su 442.432 occupati, incidenza di 4,5) e Modena che pur registrando un solo decesso come Ferrara ha però un numero di occupati molto più grande (314.369, incidenza di 3,2 ogni milione).

Il numero di morti, per quanto piccola sia la differenza, influenza tanto la classifica quando raffrontata al numero totale degli occupati: Reggio Emilia, Parma e Rimini contano tutte due decessi sul posto di lavoro (uno solo un più di Ferrara), ma l’incidenza per loro diventa più alta: 8,4 per Reggio (59^ in Itali), 9,9 per Parma (48^) e 14,9 per Rimini (34^).

I numeri a livello nazionale rimangono comunque agghiaccianti e lo sono ancor più quando si rilevano le percentuali d’incremento della mortalità rispetto allo scorso anno. Perché se a marzo l’aumento delle vittime sul lavoro era pari al 4,4 per cento, nel mese di aprile si è arrivati a sfiorare il 14 per cento. Percentuali drammatiche dietro alle quali c’è il tragico racconto delle vittime così come del dolore delle loro famiglie; e sono 223 i lavoratori che hanno perso la vita da gennaio ad aprile di quest’anno contro i 196 nello stesso periodo del 2014; 305 contando anche i lavoratori deceduti in itinere (erano 269 lo scorso anno).

Nitida e precisa la proiezione elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – sulla base di dati Inail –in cui risulta evidente l’emergenza morti bianche in occasione di lavoro soprattutto nel Nord del Paese con la Lombardia che fa registrare 37 vittime e il Veneto 24. Sul podio purtroppo, però, trovano spazio anche il Centro e il Sud con la Toscana e la Campania, dove si sono verificati 19 infortuni mortali.

Seguono la Sicilia con 17 morti sul lavoro, Piemonte e Lazio (16), Emilia Romagna (15), Puglia (12).
Sono invece 8 le vittime rilevate in Umbria e in Abruzzo, 7 nelle Marche, 5 in Liguria, 4 in Basilicata, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Calabria e Sardegna.

Per quanto riguarda invece il rischio di mortalità più elevato rispetto alla popolazione lavorativa, il dato più sconfortante giunge dall’Umbria con un’incidenza di 22,3 ed è più che doppia rispetto alla media nazionale di 9,9. Seguono quindi: Basilicata (22,2) e Abruzzo (16,3).
Sopra la media nazionale stanno anche il Veneto, la Toscana, la Campania, la Sicilia, la Puglia, le Marche.

L’11,2 per cento degli incidenti mortali si è verificato nel settore dei trasporti e magazzinaggi, il 10,8 per cento nelle attività manifatturiere, il 10,3 per cento in quello delle costruzioni; il 7,6 per cento nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione autoveicoli e motocicli.
La fascia d’età più colpita è quella compresa tra i 45 e i 54 anni con 80 vittime su 223. Le donne che hanno perso la vita nei primi quattro mesi dell’anno in occasione di lavoro sono state 13 (6 in più rispetto a marzo). Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 33 pari al 14,8 per cento del totale.

A livello provinciale la capitale a guidare la triste classifica con 12 morti bianche, seguita da Milano (11), Treviso (8), Bari (7), Perugia (6) Benevento, Varese, Cuneo, Palermo, Salerno, Brescia e Ravenna (5).

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