
Alberto Balboni
Si è chiuso con un patteggiamento il processo, nemmeno iniziato, a carico di Alberto Balboni. L’ex senatore del Pdl, ora entrato in FdI, era stato querelato per diffamazione da Patrizia Moretti dopo le frasi sulla asserita falsità della foto del figlio Federico, ritratto sul lettino dell’obitorio. Il patteggiamento, alle pena di 20 giorni (con sospensione e non menzione della stessa), è avvenuto mesi fa, ma solo oggi si è saputa la notizia.
Si parla degli eventi immediatamente successivi al famoso sit-in del sindacato del Coisp avvenuto il del 27 marzo 2013. Patrizia Moretti scese in strada con la foto gigante del figlio morto, in segno di protesta contro i poliziotti che manifestavano contro la carcerazione dei colleghi condannati per l’omicidio colposo del diciottenne.
Successivamente a Palazzo Roverella si tenne un dibattito introduttivo al congresso regionale del sindacato di polizia che aveva organizzato il sit-in. In quell’occasione Balboni mise in dubbio assieme a Franco Maccari, segretario nazionale del Coisp, anche lui querelato, la veridicità di quella immagine.
Il senatore affermò che “la foto non corrisponde alla verità, è stata usata dal Manifesto (in realtà venne pubblicata da Liberazione e scattata prima dell’autopsia, ndr) per una campagna di disinformazione ma è una falsificazione della realtà”.
Balboni, contattato da Estense.com, conferma la notizia del patteggiamento, avvenuto prima di un eventuale rinvio a giudizio, ma preferisce non rilasciare dichiarazioni. “Soddisfatta” si dichiara invece Patrizia Moretti: “ha patteggiato ammettendo implicitamente la propria colpa. Quindi, se così si può dire, accetto le scuse”.
La sentenza di patteggiamento è stata tuttavia annullata dalla Corte di Cassazione nel 2016, in seguito a ricorso presentato per motivi di legittimità da Balboni, che è quindi stato prosciolto, anche perchè nel frattempo era comunque interventa la remissione di tutte le querele da parte di Patrizia Moretti, sia nei confronti dello stesso Balboni, che di Carlo Giovanardi e del segretario nazionale del Coisp Franco Maccari, tutti accusati per frasi sostanzialmente identiche. Venendo meno il presupposto per l’esercizio dell’azione penale (la querela di parte), è quindi venuto meno il giudizio. Solo Maccari non accettò la remissione della querela, scegliendo di proseguire il processo per provare la propria innocenza, ottenendo in effetti la piena assoluzione nel merito.
Articolo aggiornato il 4 gennaio 2026