Minaccia di incendiare la casa e uccidere l’animale domestico: 38enne arrestato
Avrebbe trasformato la vita dei genitori in un incubo fatto di insulti, minacce e continue richieste di denaro
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Si aggirava per le corsie con fare sospetto, poi ha infilato nello zaino merce per circa 250 euro tentando di oltrepassare le casse senza pagare
Incidente nella mattinata di sabato 14 febbraio, lungo la Superstrada Ferrara-Mare, dove un ragazzo ha perso autonomamente il controllo della propria automobile, finendo fuori strada
Ha scelto di parlare, rendendo dichiarazioni spontanee, Filippo Parisini, l'ex presidente di Ferrara Fiere oggi alla sbarra nel processo Fiera Bis. Lo ha fatto ieri (venerdì 13 febbraio) mattina, davanti al gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, raccontando - a tratti commosso - le gravi difficoltà che ha attraversato una volta arrivato a dirigere l'ente
Sei persone coinvolte e tre feriti, di cui uno a colpi di martello e un altro raggiunto da un'arma bianca. È il bilancio della violenta rissa avvenuta a Pontelagoscuro nel pomeriggio di venerdì 13 febbraio in via Vivaldo Vivaldi
La fioca luce delle candele illumina il polo chimico biomedico dell’Università di Ferrara per far luce sulle coscienze di chi potrebbe porre fine alla ricerca sui macachi e sugli altri animali segregati all’interno dello stabulario. È questo il significato della veglia notturna organizzata ieri sera da Animal Defenders, a cui hanno partecipato una quarantina di animalisti provenienti da diverse associazioni del territorio: Lav Ferrara, Enpa Ferrara, Oipa Ferrara, Animal Liberation, Lega del Cane di Ferrara, A Mici del Delta, Associazione Zoe, Avedev, A Coda Alta, Animal Amnesty, Aee Onlus. L’iniziativa, non a caso, è stata organizzata martedì 28 aprile, in occasione del terzo anniversario dal giorno in cui una decina di attivisti fece irruzione all’interno di Green Hill liberando 61 dei 2700 beagle prigionieri dell’allevamento.
Gli animalisti chiedono la liberazione dei macachi detenuti presso lo stabulario e il loro affidamento ad associazioni no-profit che si occuperanno a loro spese della riabilitazione e del recupero dai traumi derivanti dalla segregazione e dalla sperimentazione. Una protesta che ormai va avanti da quasi due anni ma, mentre a Modena l’Ateneo e il Comune hanno recentemente firmato un protocollo che stabilisce la fine degli esperimenti sui macachi stabulati all’interno di Unimore, a Ferrara Unife ha recentemente dichiarato che l’impiego dei macachi nei laboratori dell’ateneo continuerà, che gli animali non verranno liberati e che godono di uno stato di benessere che non dovrebbe destare preoccupazioni.
“Com’è possibile sostenere che questi animali vivano in una condizione di benessere che non comporti né dolore fisico né angoscia – si chiedono gli attivisti – quando vengono sottoposti a interventi chirurgici, messi in isolamento, somministrati antibiotici e analgesici, addestrati e poi soppressi?”. Nessun animale, in effetti, può uscire vivo da queste ricerche. “Al termine delle procedure sperimentali – spiegano i manifestanti – gli animali vengono sempre e comunque soppressi, o come si dice in ambito scientifico ‘sacrificati’, con dose letale di barbiturici o di Tanax, perché irrecuperabili”.
Entrando nello specifico della ricerca, “la fase sperimentale – spiega Elena Cirelli, vicepresidente di Anima Defenders – è preceduta da interventi chirurgici che consistono nell’apertura del cranio per impiantare elettrodi nonché una camera di registrazione e un sistema di fissaggio della testa al fine di tenerla immobile. Il macaco viene poi messo in isolamento, tenuto in osservazione e gli vengono somministrati antibiotici e analgesici. Quando l’animale dimostra di avere superato l’operazione, comincia l’esperimento vero e proprio che è frutto di una fase preliminare della ricerca che prende il nome di condizionamento e consiste in un addestramento in cui i macachi vengono progressivamente abituati alla presenza umana per essere resi docili e collaborativi. Il ricercatore conquista la fiducia dell’animale nutrendolo e giocando con lui ma solo per creare quel clima familiare che non consente all’animale di ribellarsi a ciò a cui viene sottoposto, fino alla soppressione”.
“Perché ricorrere a metodi così invasivi e cruenti quando è possibile lo studio diretto del cervello umano con metodi totalmente precisi e indolori quali la risonanza magnetica in grado di fornire immagini neuroanatomiche altamente definite?” si domandano gli animalisti che chiedono, quindi, che “la ricerca basata sul modello animale venga messa da parte in favore di una ricerca a rilevanza umana: noi non ci arrendiamo e continueremo fino a quando tutti gli animali saranno liberati”.
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