Migliaro. Assolta dall’accusa di omicidio colposo, ma l’inchiesta non finisce qui. Mentre si chiude il processo che vedeva alla sbarra Ilaria Simoni, funzionaria dell’ex Comune di Migliaro (ora Fiscaglia) addetta alla manutenzione delle strade, si apre infatti una nuova indagine per far luce sulla morte di Ornella Botti, la 58enne di Quartesana deceduta in un’incidente stradale dopo essere precipitata in un canale del Po di Volano con la propria automobile. Una nuova indagine che, con ogni probabilità, vedrà al centro alcuni ex membri dell’amministrazione di Migliaro, paese ora all’interno del nuovo Comune di Fiscaglia.
L’assoluzione con formula piena per la Simoni non implica infatti l’assenza di responsabilità per la morte della 58enne. La funzionaria comunale infatti era finita nell’inchiesta per via delle sue mansioni rivolte alla sicurezza stradale, dal momento per la procura sarebbe bastato un guard rail al lato di via Travaglio per impedire all’auto di finire nel canale e salvare la vita alla sua conducente. Ma fin dall’inizio l’avvocato della Simoni, Rita Gavioli, ha sottolineato come la funzionaria non avesse poteri illimitati all’interno degli uffici comunali, e che solo una modifica al bilancio approvata dalla giunta (presieduta dall’allora sindaco Marco Roverati) avrebbe permesso di stanziare le risorse per installare le protezioni. La dipendente fiscagliese, al contrario, aveva già fatto notare più volte il problema dell’assenza di guard rail: a partire dal dal 2010, quando all’interno della sua relazione periodica sugli interventi da realizzare con urgenza aveva fatto notare la questione. L’incidente mortale avverrà due anni dopo, il 14 aprile 2012, ma fino ad allora le sue segnalazioni erano cadute nel vuoto. Almeno fino alla primavera del 2013, quando la dipendente notò un avanzo di spese per poi chiedere e ottenere dalla giunta una modifica al bilancio che le consentì di installare il guard rail.
La donna si è così trovata al centro di un processo per omicidio colposo che ha dato i primi segnali di svolta solo durante l’udienza del 14 febbraio scorso, quando il tribunale ha ascoltato in qualità di testimoni l’ex sindaco Roverati e l’ex assessore ai lavori pubblici Daniele Frignani. Che hanno in parte confermato quella che era la linea della difesa: la Simoni non avrebbe mai potuto di propria iniziativa stanziare i fondi per un’opera di manutenzione straordinaria, come può essere l’installazione di un guard rail ex novo. Dopo l’udienza il tribunale inviò alla procura gli atti delle due testimonianze, lasciando intendere che l’inchiesta si sarebbe potuta allargare a nuovi indagati.
La conferma definitiva è arrivata con la definitiva assoluzione della Simoni, richiesta anche dal pm Stefano Longhi durante la requisitoria. Questa volta infatti il tribunale ha inviato in procura tutti gli atti dell’intero processo, in quanto potrebbero contenere nuove notizie di reato. Dalla procura non giungono ancora conferme sui nomi di eventuali indagati, ma non è escluso che siano proprio i membri della vecchia giunta a finire nel mirino.