Cronaca
16 Novembre 2014
Tempi dilatati a dismisura in tribunale, dove avvocati e cittadini sono costretti ad aspettare per ore e rischiano costanti rinvii

Tribunale congestionato: la giustizia è un’odissea

di Ruggero Veronese | 4 min

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unnamed (29)Che la celerità non sia la caratteristica principale della giustizia italiana è fatto assai noto, ma l’aria che si respira nelle ultime settimane nel tribunale di Ferrara è tale da abbattere le speranze anche dei più fiduciosi. Erano le 18 di giovedì sera quando un piccolo gruppo di avvocati usciva dal palazzo di giustizia con l’aria stremata: “Abbiamo appena concluso l’udienza di stamattina. Era fissata per le 11”. E dopo la giornata appena trascorsa, c’è poco da stupirsi: la calendarizzazione delle udienze ha tempistiche impossibili da rispettare per l’organico del tribunale e durante la giornata decine di testimoni, imputati, avvocati, forze di polizia e dipendenti sono costretti ad aspettare fino a sei ore nei corridoi del tribunale, in attesa del proprio turno. Per non parlare delle persone impegnate nelle udienze davanti al giudice di pace: tutti convocati alle 9 di mattina e poi rimandati a orari da destinarsi, anche pomeridiani e spesso scoperti solo negli ultimi minuti dagli avvocati.

Ma da cosa dipendono le tempistiche ormai fuori controllo per udienze in programma da settimane o mesi? Una premessa, innanzitutto, è doverosa: il 20 ottobre scorso è purtroppo scomparso Diego Mattelini, tra i più esperti e stimati giudici della camera penale di Ferrara e titolare di numerosi procedimenti in corso. Un lutto tragico e inaspettato che porta inevitabili ripercussioni sull’efficienza del tribunale, ma al quale secondo numerosi avvocati ferraresi si sarebbe dovuto far fronte in modo meno traumatico. Buona parte dei fascicoli pendenti di Mattelini sono infatti passati al giudice Stefano Amore, che si ritrova ora alle prese con un carico di processi a dir poco imponente. E la calendarizzazione delle udienze di certo non aiuta: impegnato come giudice monocratico, solo giovedì Amore doveva affrontare ben 53 procedimenti fissati tra le 9 e le 15. Ben 15 udienze erano fissate per le ore 9, seguite da altre 8 alle 9:30.

Possibile ‘smaltire’ 23 procedimenti nel giro di un’ora? Forse solo in determinati casi, quando cioè il giudice è impegnato nelle ‘udienze filtro’ (le prime dopo i rinvii a giudizio) in cui vengono espletate le fasi più automatiche e ‘burocratiche’ dei processi. Ma non lo è di certo quando l’udienza in questione prevede la discussione del processo: testimonianze con relativi esami di pm, avvocati e parti civili, produzione di materiale probatorio e tutti i generi di questioni o approfondimenti che le varie parti possono sollevare nel corso di un processo. Peccato che alle due tipologie di udienze non vengano dedicate sessioni separate e che quindi si intreccino costantemente nella stessa giornata e nella stessa aula, costringendo ‘addetti ai lavori’  e semplici cittadini – a volte con permessi di lavoro validi solo qualche ora – ad aspettare tempi interminabili nei corridoi del tribunale solo per il deposito di un atto o per formalità di pochi minuti.

La situazione di giovedì è emblematica del malcontento ormai diffuso tra gli avvocati e tra chi si ritrova a frequentare anche sporadicamente il tribunale. Alle ore 14 nell’aula A, dove si tenevano le udienze del giudice monocratico, erano ancora in corso le udienze previste alle 10 mentre decine di persone erano accalcate in attesa del proprio turno. Le problematiche sollevate dagli avvocati sono molteplici. E partono in primis da un corretto svolgimento della giustizia. “Come può un giudice essere ancora lucido dopo 40 udienze? – si chiede un legale -. Il rischio è quello di affrontare i processi frettolosamente o di rinviarli, dilatando ancora di più i tempi”. Ma c’è chi sottolinea anche l’aspetto dei costi: cancellieri e funzionari del tribunale finiscono l’orario di servizio alle 16 e tutto il tempo in più che passano in tribunale si trasforma in costi aggiuntivi per gli straordinari. Per non parlare della correttezza nei confronti dei cittadini, spesso costretti ad assentarsi dal lavoro per un’intera giornata a causa di tempistiche approssimative nella calendarizzazione delle udienze.

Sulla questione abbiamo interpellato il presidente della Sezione Penale del Tribunale di Ferrara, il giudice Luca Marini, che non ha però voluto rilasciare dichiarazioni sulla situazione attuale. Se ce ne fosse stata data la possibilità gli avremmo spiegato, forse con maggior chiarezza, che non si tratta di puntare il dito contro il tribunale o il lavoro dei giudici – che sono le prime ‘vittime’ di questo carico eccessivo di procedimenti -, ma semplicemente di spiegare le cause di queste tempistiche difficilmente sostenibili e di valutare, anche tramite un appello alle istituzioni locali o ministeriali, se esistono soluzioni o margini di miglioramento.

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