A Cento i carabinieri celebrano il precetto pasquale
Nella suggestiva cornice del santuario della Madonna della Rocca, i carabinieri della compagnia di Cento si sono riuniti venerdì 27 marzo per la celebrazione del tradizionale precetto pasquale
Nella suggestiva cornice del santuario della Madonna della Rocca, i carabinieri della compagnia di Cento si sono riuniti venerdì 27 marzo per la celebrazione del tradizionale precetto pasquale
Cento. Come annunciato pochi giorni fa, da lunedì 27 aprile il Ponte Nuovo che collega Cento a Pieve di Cento sarà chiuso per consentire l’avvio dei lavori che porteranno alla sua demolizione e poi al suo rifacimento. A seguito di una serie di incontri di...
Per un intervento di manutenzione allo stabile di via del Commercio 2, da lunedì 30 marzo la Pediatria di gruppo di Cento è temporaneamente attiva all’interno dell’Ospedale SS. Ma Annunziata della città del Guercino
Continua il maltempo in provincia di Ferrara, dove la Protezione Civile dell'Emilia-Romagna ha emanato un nuovo bollettino giallo per piene dei fiumi che interessa i territori comunali attraversati dal fiume Reno, vale a dire quelli di Cento, Terre del Reno, Poggio Renatico e Argenta
Altro che confronto chiarificatore e tutti vissero felici e contenti: quello che inizialmente doveva essere un faccia a faccia tra due fratelli per risolvere alcuni dissapori familiari, è finito per diventare una vera e propria discussione dai toni accesi, inasprita ancora di più quando uno dei due ha tirato fuori un cacciavite
Cento. Sarà questione di poche settimane per il verdetto del processo per omicidio colposo che vede imputata un’infermiera triagista dell’ospedale Santissima Annunziata di Cento. Una storia che si trascina dall’ottobre del 2009, quando un bambino nato da appena due giorni perse la vita a causa di una meningite: una morte che secondo la procura sarebbe potuta essere evitata, se il personale dell’ospedale si fosse accorto della situazione e avesse indirizzato i genitori nella struttura più adeguata. A essere rinviata a giudizio fu solo l’infermiera che fornì alla coppia le prime indicazioni, che secondo l’accusa potrebbero aver causato il ritardo fatale al neonato: quando i suoi genitori giunsero all’ospedale Bentivoglio di Bologna era già troppo tardi per salvarlo.
Un accusa rigettata in toto dall’avvocato Giani Ricciuti, difensore della triagista, che nel corso delle udienze non ha mai arretrato dalla propria tesi: non essendo presente un pronto soccorso pediatrico, era normale che l’infermiera indirizzasse i genitori al reparto ostetrico. E per di più, non essendo disponibili ambulanze al momento dell’episodio, il fatto che medici e infermieri abbiano consigliato alla coppia di recarsi autonomamente all’ospedale Bentivoglio avrebbe addirittura fatto risparmiare del tempo nella – purtroppo vana – corsa per salvare la vita del bambino.
A contestare questa linea è anche la famiglia di origine bengalese vittima della grave perdita, costituitasi parte civile, che assieme alla procura ha chiesto un supplemento della consulenza epidemiologica per appurare cosa sarebbe sarebbe accaduto se il neonato avesse assunto gli antibiotici. Una richiesta respinta dal giudice Attinà, che ha accolto la linea di Ricciuti secondo cui il vero nodo da sciogliere è ‘a monte’ di queste questioni: “Non servono questi accertamenti, perché prima di somministrare i farmaci il personale si sarebbe dovuto accorgere della malattia. Se tutti i medici e gli infermieri potessero prevederle non si ammalerebbe più nessuno, ma dagli elementi di cui disponeva quel momento, l’infermiera non avrebbero mai potuto accorgersi di quanto stava accadendo”.
E a raccontare la propria versione dei fatti è stata la stessa imputata, che durante l’esame ha risposto alle domande di pm e avvocati. La donna ha affermato di aver fermato personalmente la coppia con il neonato in braccio, mentre i due a gesti – non conoscendo ancora bene la lingua – indicavano il piano superiore, dove è situato il reparto ostetrico. Con una telefonata scoprì che la madre era effettivamente appena stata dimessa dopo il parto e indicò ai due genitori la strada da percorrere per raggiungere il reparto. Da allora non li vide più, e non fu lei a suggerir loro di recarsi all’ospedale di Bologna per una consulenza più specializzata.
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