Cento
27 Novembre 2013
La triagista indirizzò i genitori del bambino al reparto maternità, ma solo al Bentivoglio di Bologna fu diagnosticata l'infezione

Neonato stroncato da meningite, infermiera a processo

di Ruggero Veronese | 3 min

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admin-ajax (9)Cento. Nessuno all’ospedale Santissima Annunziata si accorse della meningite che, nell’ottobre del 2009, risultò fatale al neonato morto due giorni dopo al Bentivoglio di Bologna. Tantomeno la triagista che per prima indirizzò i genitori per una visita dall’ostetrica e che è ora sotto processo a Ferrara con l’accusa di omicidio colposo. Una vicenda che potrebbe configurare un grave caso di malasanità ma che secondo l’avvocato Gianni Ricciuti, difensore dell’infermiera, nasce soltanto da una tragica fatalità le cui conseguenze rischiano di avere pesantissime ripercussioni sulla sua assistita.

La storia infatti comincia tre giorni dopo la nascita del secondogenito di una giovane coppia bengalese residente a Cento. Una volta dimesso dal Santissima Annunziata il neonato viene colpito da una febbre molto alta e i genitori, preoccupati dalla situazione, lo riportano all’ospedale per un parere medico. Secondo l’esposto della coppia, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Gamberoni, quel giorno il personale dell’ospedale li rassicura sulle condizioni del bambino e non viene presa alcuna misura di urgenza. Ma il padre non è del tutto convinto e in seguito riporta il figlio nello stesso ospedale in maternità dove, non essendovi un reparto specializzato in neonatologia, gli consigliano una visita del neonato in pronto soccorso e un controllo all’ospedale Bentivoglio. I genitori si recano quindi coi propri mezzi nella struttura bolognese, dove viene diagnosticata al piccolo una grave meningoencefalite virulenta, con ricovero immediato all’Ospedale Maggiore. Ma purtroppo è già troppo tardi, e dopo tre giorni in cui l’infezione era stata trascurata ogni cura diviene inutile: il piccolo si spegne nel giro di 48 ore, a meno di una settimana dalla nascita.

Cominciano a questo le indagini per individuare le eventuali responsabilità del personale della struttura sanitaria centese. Durante l’udienza preliminare il consulente della procura Rosa Gaudio affermò che non c’erano colpe professionali imputabili ai dipendenti del Santissima Annunziata. Una tesi contraria a quella del perito di parte civile, Lucrezia Vita, secondo la quale il bambino sarebbe potuto essere salvato se si fosse agito con maggior tempismo. L’unico rinvio a giudizio è quello per la triagista, che secondo la procura avrebbe sbagliato nell’indirizzare i genitori dall’ostetrica piuttosto che al pronto soccorso. Un dato ininfluente secondo l’avvocato Ricciuti, che afferma come “la triagista non si potesse accorgere di nulla. Ma in ogni caso i genitori del bambino, utilizzando il proprio mezzo di trasporto, hanno addirittura risparmiato tempo, dal momento che il medico del pronto soccorso avrebbe predisposto un trasporto con l’ambulanza al Sant’Anna o al Bentivoglio”.

Durante l’udienza svolta ieri al tribunale di Ferrara è comparsa a testimoniare una delle dottoresse che all’epoca lavorava nel pronto soccorso centese, che ha confermato come i genitori del neonato fossero stati indirizzati in un primo tempo al reparto maternità. Resta da chiarire se quel ritardo fu decisivo per il decesso del piccolo o se, purtroppo, il suo destino fosse già segnato quando la coppia varcò le porte del Santissima Annunziata.

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