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“Leda e il cigno” originale di Michelangelo Buonarroti (1530)
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“Leda col cigno” di Paola Bonora (2013)
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“Leda col cigno” di Terry May (2013)
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“Leda pop” di Mauro Ruggeri (2013)
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A sinistra “Leda” di Rosamaria Benini (2014) e a sinistra “Questo non è il cigno di Lohengrin” di Oscar Solinas (2014)
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“Dove il cigno di Leda non ne vuole sapere” di Gianfranco Goberti (2014)
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Camerini del Principe
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Taglio del nastro con Luciano Scardino, Marcella Zappaterra e Massimo Maisto
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“Le dà il cigno” di Gianfrango Goberti (2013)
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Camerini del Principe
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Camerino delle pitture
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“Tanto più splende quand’è più offesa” di Flavia Franceschini (2014)
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“Leda col cigno” di Giuseppe Mazzei (1915)
di Elisa Fornasini
Doppia inaugurazione oggi al Castello Estense. A risuonare tra le pareti del monumento simbolo di Ferrara non sono le fiches, come sogna la lista Ferrara Futuro Insieme che ha proposto un casinò in castello, ma i passi delle persone accorse all’inaugurazione della mostra “La Leda perduta: una collezione ferrarese. Divagazioni su un mito nel centenario di Michelangelo Buonarroti”. L’esposizione ha un secondo valore aggiunto, essendo allestita nei Camerini del Principe: per l’occasione, dunque, sono riaperte al pubblico le sale che un tempo furono l’appartamento privato del duca Alfonso I d’Este.
La mostra, che cade volutamente nel 450esimo anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti, vuole omaggiare il grande artista toscano e, in particolare, il suo poco conosciuto legame con Ferrara. Verso gli anni 30 del Cinquecento, infatti, Alfonso I d’Este commissionò a Buonarroti il dipinto “La Leda col cigno” che non arrivò mai nella città estense per una serie sfortunata di coincidenze, fino ad essere bruciato per volere della regina di Francia nel XVII secolo. Così la mostra odierna intende omaggiare il perduto quadro michelangiolesco con una trentina di opere, databili tra il 1880 e il 2014, tutte provenienti dalla collezione del curatore, il critico ed editore Luciano Scardino e che presentano sia “citazioni” dirette della tempera cinquecentesca che varianti, anche dissacranti, illustranti il mito di Leda che si accoppia con il “cigno divino”.
“Il grande quadro – spiega lo stesso Scardino – raffigurava l’amplesso tra la regina di Sparta e Zeus, trasformatosi in cigno per possederla. Fu considerata subito un’opera antimorale, tanto da essere bruciata per la sua presunta oscenità”. Dalle ceneri di questo rogo, però, il critico voleva farla tornare in vita: “È da 30 anni che raccolgo opere ispirate alla storia di Leda e Giove e ho sempre pensato di realizzare una mostra in castello perché il quadro era destinato a questi camerini”. Se questa esposizione, quindi, è un modo per far arrivare il quadro perduto nel suo luogo originario, si rivela essere anche un’occasione per far arrivare i curiosi in castello.
“Aprire le porte dei camerini ai cittadini è una consegna di una ulteriore valorizzazione del castello a tutta la città – esclama la presidente della Provincia Marcella Zappaterra – ma si tratta comunque di un progetto sperimentale. È una sfida per vedere se questi spazi saranno utilizzabili in futuro, dopo la mostra dei camerini d’alabastro non sono più stati aperti a causa di difficoltà oggettive. La speranza è quella di mantenere fede a uno degli impegni presi con questa legislatura: rendere fruibile il Castello anche con delle esposizioni”. Per la presidente della Provincia, quindi, si tratta di un doppio taglio del nastro: della mostra che omaggia Michelangelo Buonarroti e dei Camerini del Principe, con l’auspicio che “il progetto funzioni e che possano essere pienamente fruibili”.
Tornando all’esposizione, la mostra si propone come un percorso iconografico lungo il tempo su questa figura femminile tuttora fonte di ispirazione artistica. Le opere esposte sono dei più vari generi, pittoriche, sculture, grafica fra le quali spiccano le firme di Renato Guttuso o degli ex docenti al liceo artistico ferrarese “Dosso Dossi”: Goberti, Guidi, Biavati, Zanni e Bonora. Ma è lo stesso curatore a mettere le mani avanti: “È una collezione diseguale che presenta pezzi che amo molto e altri che proprio non mi entusiasmano – commenta Scardino – perché ogni artista ha interpretato il tema a suo modo. Ma l’obiettivo è per tutti il medesimo: rendere omaggio all’arte di Michelangelo, senza nessuna vena di derisione”. L’orario di visita della mostra, che resterà aperta fino al 18 maggio, è lo stesso del percorso museale del Castello Estense: dalle 9.30 alle 17.30, con ultimo biglietto alle 16.45. Invariato è anche il costo del biglietto di ingresso al castello.
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