“Ė con noi Alessandro Bratti, deputato del Pci”. Il pubblico prima ammutolisce perplesso, poi sorride e si dà di gomito, infine prorompe in un applauso per il moderatore Roberto Cassoli, inciampato in un lapsus significativo. Ma se Bratti tutto sommato si limita a indicare qualche titolo, è l’altro relatore, il coordinatore della segreteria Cgil nazionale Gaetano Sateriale, a tornare a invocare la programmazione economica nell’incontro ‘Lavoro: innovazione, sviluppo sostenibile, territorio e ambiente’ organizzato da Camera del lavoro e Istituto Gramsci e andato in scena ieri pomeriggio davanti a una trentina di persone al centro sociale Acqudotto.
“Ci piaccia o no, è in atto o comunque inizierà una gigantesca riconversione economica, che se lasciata al libero mercato porterà a un apparato produttivo dal valore aggiunto medio basso, senza innovazione e ricerca, e a un’offerta di servizi che guarda solo al mercato interno. È facile prevedere che una riorganizzazione così non risolverà alcuno dei problemi che abbiamo”. E allora, “come facciamo a fare in modo che non segua il libero mercato ma una moderna programmazione?” si chiede l’ex sindaco.
“Perfino Confindustria è d’accordo sul fatto che quella attuale è una crisi della domanda, ossia dei consumi e soprattutto degli investimenti – continua il ragionamento –. Se quando io studiavo all’Istituto di Economia dell’Università di Bologna con professori come Beniamino Andreatta e Romano Prodi qualcuno avesse detto che da una crisi del genere si esce intervenendo sul mercato del lavoro e facendolo costare meno, sarebbe stato allontanato. Mai è accaduto così nel mondo, non c’è un solo economista che abbia scritto un manuale sostenuto qualcosa del genere, eppure lo sentiamo dire ogni sera in televisione”.
Diametralmente opposta dunque la sua ricetta: “bisogna rilanciare i consumi e gli investimenti. Le risorse private ci sono anche, ma stanno venendo tenute chiuse in qualche cassetto, perché non si vede una prospettiva di crescita”. In un “paese razionale” allora, un “governo razionale – chiaro che per Sateriale quello di Renzi non lo è – chiamerebbe tutti i soggetti dell’economia reale, dagli imprenditori ai sindacati alle Università ai centri di ricerca, e li chiuderebbe in una stanza. Se concordassero su quali sono i problemi del paese, non dovrebbero uscire da quella stanza senza aver organizzato dei progetti per risolverli. E invece – lamenta il coordinatore Cgil – vengono spesi tweet e persino serate per spiegarci che tutto questo non va bene”.
Se però il Governo non volesse fare questo tanto (e Renzi si è più volte dichiarato contrario a un metodo simile), Sateriale ha in mente anche una versione locale della programmazione, città per città. La prima in cui l’ha proposta è Bergamo, ma ha intitolato questo modello ‘Raffa va da Tizi’, dove Raffa è il segretario provinciale della Cgil Raffaele Atti e Tizi il primo cittadino. Insomma, la famosa stanza in cui rinchiudere gli attori economici non è detto che debba per forza essere a Palazzo Chigi, possono andare bene anche quelle dei Municipi italiani. O magari delle Province, visto che non vede di buon occhio il loro svuotamento (“temo che dal giorno dopo la loro scomparsa cominceremo a pensare a come sostituirle”) e piuttosto farebbe fuori le regioni. “Che cosa stanno facendo? – si chiede a loro riguardo –. In questo paese così complicato, venti assemblee legislative sono una follia”.
Bratti dal canto suo indica due possibilità per il Ferrarese. Da una parte il Parco del Delta del Po, “che mi meraviglio non si sia ancora imposto come emergenza. Non riuscire a fare un parco regionale, quando dovrebbe essere nazionale, è imbarazzante, anche perché dobbiamo dirci che arte e cultura non sono specificità solo ferraresi, mentre il Po è solo qua. Il parco dovrebbe diventare come quello del Rodano e degli altri grandi fiumi europei”. Dall’altra il distretto della plastica: “non si può averne otto-nove in regione. Ne occorre uno, e il nostro è un territorio che sulla plastica a 360 gradi può dire la sua”.
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