Cronaca
2 Aprile 2014

Stalking a psichiatra: dal consulente critiche ‘deontologiche’

di Ruggero Veronese | 3 min

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admin-ajax (19)Si sentiva abbandonato dalla propria psichiatra, fuori servizio a causa dell’ingresso in maternità, e da allora cominciò a seguirla ovunque questa si spostasse, appostandosi di fronte al supermercato dove era solita fare la spesa, lungo il Ponte della Pace o nel parco dove si recava a giocare con i bambini. Una vera e propria persecuzione che ha portato alla denuncia per stalking a carico di un 40enne ferrarese, che secondo la procura sarebbe arrivato addirittura a posizionare un gps sotto l’automobile della donna per seguirne costantemente i movimenti.

Proprio quest’ultima scoperta, avvenuta a processo già in corso, ha portato a una inaspettata evoluzione del processo: il pm Stefania Borro ha infatti chiesto di sentire in aula il luogotenente dei carabinieri che fece gli accertamenti sul gps, che ha confermato come il dispositivo pur non appartenendo all’imputato, in quel periodo fosse nella sua disponibilità. Un’informazione nota grazie ai dati delle compagnie telematiche, che richiedono una comunicazione da parte del possessore del gps in caso venga prestato o ceduto ad altre persone.

Di tutt’altro tenore invece le altre testimonianze. L’avvocato Ginevra Campalani, difensore del presunto stalker, chiama infatti in aula il professor Volterra come consulente di parte e i fratelli dell’imputato, in modo che ne ricostruiscano le abitudini e la situazione mentale ed emotiva. La consulenza dello psichiatra si rivela a due facce: se da un lato Volterra conferma che il 40enne potrebbe subire gli effetti del ‘transfert’ (un processo mentale di immedesimazione nelle emozioni e nel vissuto di una persona cara) verso la terapista, che in alcuni casi potrebbero portare a comportamenti associabili allo stalking, sull’altro fronte non ha risparmiato alcune critiche ‘deontologiche’ alla psichiatra, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Michele Ciaccia.

La prima osservazione riguarda il fatto che la donna avesse accettato almeno un regalo (un acquario per i pesci) dall’imputato, rompendo così il legame professionale tra paziente e terapeuta. “Prudenza vuole – afferma Volterra – che i regali non venissero accettati. Qualunque sia stato il prezzo, era sempre più di quanto l’imputato potesse permettersi”. Ma la critica più pesante riguarda il ruolo stesso della psichiatra nel processo: “La dottoressa – afferma il consulente – può aver fatto bene a denunciare lo stalking, ma da un punto di vista deontologico non mi presenterei mai come parte civile in un processo contro un paziente”.

Le dichiarazioni dei fratelli dell’imputato riguardano invece soprattutto i motivi per i quali si trovava spesso nei luoghi di passaggio della donna. Il gemello del quarantenne ha parlato degli abituali luoghi di ritrovo dove si incontra con il fratello, per andare a trovare alcuni conoscenti o per andare in bicicletta verso il supermercato in cui si reca anche la dottoressa. Argomenti contrastati dalla procura e dalla parti civile, che hanno richiamato il mancato rispetto del provvedimento cautelare emesso del questore, che impone all’uomo di non avvicinarsi a meno di 200 metri dalla donna, dalla sua abitazione e dal suo luogo di lavoro.

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