Si apre nel tribunale di Ferrara il processo relativo al maxi traffico di cocaina portato alla luce dai carabinieri durante la nota operazione “Cattedrale 2010“. Un traffico internazionale messo in piedi da un gruppo compost0 da cittadini albanesi e italiani con diramazioni in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, ma anche in altre regioni italiane. Gli arresti, infatti, sono stati eseguiti nelle province di Ferrara, Alessandria, Lecce, Lodi, Monza, Prato, Parma, Ravennna, Rovigo, Verona e Vicenza, dei quali 38 tra la provincia estense e Bologna.
Da quanto ricostruito dai carabinieri in tre anni di indagine, il gruppo aveva organizzato un commercio internazionale di cocaina proveniente dal Belgio e dalla Svizzera, che a Ferrara veniva spacciata soprattutto nella zona della cattedrale. Qui si davano appuntamento un boss del traffico di stupefacenti con la moglie di un altro boss detenuto. E proprio da questi incontri l’indagine ha mosso i primi passi e in seguito si è sviluppata attraverso appostamenti in loco e intercettazioni telefoniche di non facile comprensione, visto il “codice” utilizzato dalla banda. Tra i messaggi scambiati dagli indagati comparivano infatti frasi in albanese rovesciato, smascherate grazie alla peculiare decodifica di alcuni messaggi intercettati (con anagrammi dei termini albanesi). Ma anche i pedinamenti attuati dai carabinieri si rivelarono piuttosto complicati, a causa dell’elevato numero di corrieri che il gruppo riusciva a mettere in campo per soddisfare la notevole domanda di stupefacente.
Il processo che si apre a Ferrara riguarda però solo una piccola parte degli arrestati: i cittadini albanesi Rika Astrikt e Nezha Gentian. Parte delle persone arrestate verranno processate nei tribunali competenti territorialmente, anche se la stragrande maggioranza ha optato per il rito abbreviato. Esemplari in questo caso le condanne stabilite dal gup di Bologna: da 2 a 18 anni di reclusione per l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, nonostante lo sconto di pena ottenuto tramite il rito premiale. Più contenute invece quelle relative al “filone veneziano“, con pene massime pari a sei anni.
Durante la prima udienza pubblica a Ferrara è stato conferito l’incarico al perito del tribunale, che dovrà predisporre il contenuto di tutte le intercettazioni raccolte dall’ottobre del 2009 al dicembre 2010. Il processo riprenderà in luglio, quando saranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa e della difesa.