Politica
16 Gennaio 2014
Comitato dal sindaco per fermare le perforazioni

I No-triv bussano da Tagliani

di Redazione | 4 min

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unnamedLa fiducia nella politica e nelle istituzioni è sotto i tacchi, ma alla fine da quelle si andrà a bussare. È questa la conclusione dell’affollata assemblea di ieri sera – oltre 160 i partecipanti – al circolo Arci di Cona, organizzata dal Comitato No-triv ferrarese per informare sul progetto della compagnia petrolifera texana Aleanna Resources, che già nel 2009 ottenne il permesso per un pozzo esplorativo a Ponte del Diavolo, diventato realtà due anni dopo.

La contrarietà dei residenti per un progetto simile è ovvia, con motivazioni che vanno dalla perdita di valore delle case al rischio di un loro danneggiamento durante le trivellazioni, dal rumore alle emissioni, dal traffico al deturpamento del paesaggio. Il rischio è ancora sufficientemente lontano dal trasformarsi in realtà, stando all’aggiornamento della situazione fornito da Teresa Pistocchi, dei Grilli estensi. “Il progetto è stato depositato, è pubblico e invitiamo tutti a visionarlo. C’è tempo fino al 19 gennaio per inviare osservazioni alla Regione: può farlo ogni cittadino, noi ne abbiamo già mandate parecchie”. L’azienda sarà obbligata a rispondere entro 150 giorni; in tanto si è in attesa di una Valutazione d’impatto ambientale da parte della Regione, che le ha però sospese in attesa che una commissione di sei “esperti” si esprima sul rapporto tra estrazioni e rischio sismico. E già qui i No Triv vanno all’attacco. “Esperti tra virgolette – è l’accusa molto dura della Pistocchi – visto che sono tutti al servizio di multinazionali petrolifere e dunque in conflitto d’interessi”.

Passati i 150 giorni la Regione dovrà sentire Provincia e Comune, ed è qui che il Comitato conta di intervenire, convinto che finora le loro siano dichiarazioni all’acqua di rose. “Ė vero che il Municipio ha espresso contrarietà – riconosce sempre Pistocchi – ma in realtà si sono limitati a passare la responsabilità alla commissione. Vorremmo che non usassero solo queste argomentazioni generiche, deresponsabilizzandosi, ma che facessero dei passi nella nostra direzione. Al Comune suggeriamo di ricorrere ai vincoli: la via Piffanello è inaccessibile ai mezzi necessari a un cantiere pesante, è ridicolo che abbiano pensato di passare per di lì. Ci porteremo il sindaco e gli assessori, secondo me non l’hanno mai vista”. Rincara il medico Luigi Gasparini: “i Comuni che si dicono contrari non si limitino a interventi politici, ma pubblichino sui propri siti le motivazioni tecniche di opposizione”.

Qualche rappresentate delle istituzioni c’è, come la consigliera nella Circoscrizione 4 Maura Prati (Pd). “Come amministrazione ci siamo, non vedevamo l’ora di trovare qualche interlocutore: siamo qui per non finire sott’acqua, sappiamo che la subsidenza esiste”. Andrea Farinelli, cittadino, vuole fidarsi (“anche i politici alla fine abitano in questo territorio, voglio ancora sperare che il progetto non vada avanti”), e c’è persino chi afferma che “tanto è tutto bloccato, e nessuno si ricorda nemmeno che quattro pozzi esistono già da cinquant’anni”.

Voci presenti, ma isolate. Decisamente più consensi riscuote Emanuele Gessi: “il 90% di quello che viene detto per tranquillizzare sono palle. Il problema non è costruire il pozzo a 102 metri dalle abitazioni, il problema è che quando i politici dicono di non preoccuparsi è il momento di farlo”. Secondo Roberto Bellodi, altro cittadino, “il Comune in realtà non ha detto niente” e siccome “a Pontegradella abitano gran avvocati e notai che sono riusciti a evitare la centrale geotermica pagando dei legali, lo stesso dovremmo fare noi”. Umberto Taddia, di Codrea, invita a chiedere ai Ravennati “quanta acqua si ritrovano grazie alla piattaforma Eni”, mentre la geometra Simona Torreggiani racconta che in ogni caso “in Comune non è ancora arrivata una richiesta di variante al piano regolatore, e l’architetto Ansaloni del Servizio Pianificazione mi ha garantito che la linea dell’ente è opporsi”. Il dente avvelenato con la giunta ce l’ha Marco Piva, del comitato contro la geotermia di Malborghetto. “Tagliani dirà che non è competente sul tema – pronostica –, così come a noi disse che la centrale era stata spostata da Pontegradella a lì perché siamo pochi, ininfluenti e sacrificabili. Questi amministratori non ci saranno di alcun aiuto, dovremo aiutarci da soli”.

Però alla fine è dal sindaco che si andrà, nel pieno della sua campagna elettorale. Il suo calendario prevede infatti un incontro coi cittadini nella parrocchia di Codrea il 6 marzo, al quale i No Triv intendono presentarsi in massa. Ma c’è di più. Siccome quella sarà solo una tappa di un tour nelle frazioni che segna l’inizio della campagna elettorale del centrosinistra, gli oppositori delle trivelle intendono organizzare un vero e proprio accerchiamento. “Occorre che in ognuno di questi incontri qualcuno sollevi il problema, e che a farlo siano sempre persone diverse”. Intanto, per prepararsi, il comitato ha fissato un nuovo appuntamento per il 26 febbraio alle 20.30, nella stessa sala.

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