Popolo della Libertà e Forza Italia: si naviga a vista. Dopo il definitivo strappo di ieri pomeriggio tra Berlusconi e Alfano, con il rifiuto del vicepremier di aderire alla nuova Forza Italia e la decisione di costituire gruppi parlamentari autonomi col nome di Nuovo Centrodestra, il caos e le divisioni rischiano di ripercuotersi anche in chiave locale. Gli (ex) coordinatori provinciali di Ferrara tornano infatti dal consiglio nazionale di Roma con in mano molte ipotesi ma poche risposte definitive. Solo un dato è certo: tutti i coordinamenti del Pdl sono sciolti. Al loro posto nascono le nuove strutture territoriali di Forza Italia, che verranno guidate almeno nella fase iniziale dai primi parlamentari e consiglieri regionali eletti sul territorio. Il che, in periodo di Porcellum e di liste elettorali “precompilate”, equivale a dire che le nomine provengono direttamente o quasi dallo stesso cavaliere di Arcore.
Le speranze di molti esponenti del Pdl di potersi incontrare per discutere assieme del futuro del partito è quindi tramontata. “Non c’è stato dibattito o confronto – afferma il consigliere regionale Mauro Malaguti – perchè mancava tutto il gruppo che sostiene Alfano. Ha parlato Berlusconi e alla fine si poteva solo scegliere se votare o meno il suo documento, senza proposte alternative”. Un voto palese (espresso per alzata di mano) durante il quale ben pochi, forse nessuno, se la sono sentita di schierarsi contro allo storico leader del centrodestra. “In un contesto del genere – continua Malaguti – non votarlo veniva percepito come un atto quasi “contra personam” verso Berlusconi, contro il quale io non ho mai avuto nulla da ridire, e il dibattito di fatto non c’è stato: la mozione è passata quasi all’unanimità”.
Una mozione che pone definitivamente la parola fine sull’esperienza del Pdl. E ora l’imperativo per i rappresentanti locali del centrodestra diventa quello di non disperdere le forze in vista delle prossime amministrative, a prescindere dal nome dei partiti. “Il tempo ha dimostrato che quando si corre divisi si perde – afferma il capogruppo Pdl in consiglio comunale Luca Cimarelli -, soprattutto nei Comuni. Quindi qualunque cosa accada sarà auspico che ci sia uniformità nei programmi e nei candidati per impostare in maniera intelligente le prossime elezioni”. L’ex coordinatore Pdl non esclude quindi possibili divisioni anche a Ferrara, anche se punta a una solida alleanza per gli appuntamenti elettorali. “La divisione si presenterà a macchie di leopardo anche in qualche Comune, ma quello che chiedo a chiunque sia stato un nostro sodale di percorso, compresi Fratelli d’Italia, di cercare di condividere un singolo programma”. Dello stesso avviso Malaguti, secondo cui il nome del vecchio partito potrà indicare la prossima alleanza elettorale. “una delle ipotesi in campo è quella di chiamare Popolo della Libertà la nuova coalizione. Per quanto riguarda le divisioni nei consigli locali, credo che bisognerà guardare caso per caso”.
Certo è che, almeno a Ferrara, i pidiellini non sembrano affatto entusiasti della linea scelta da Berlusconi. Al punto che mettono in serio dubbio la propria adesione alla nuova Forza Italia. E se Malaguti afferma che “non so ancora cosa farò, devo riflettere e decidere. Sinceramente speravo rimanesse il Pdl come progetto di partito unico, così invece c’è un ulteriore frammentazione che mi dispiace”, Cimarelli sceglie parole ancora più esplicite. “Attendo di capire se questo nuovo partito darà risposte alla gente o sarà solo una serie di convention, come quella coi “falchetti” – afferma il capogruppo consiliare -. Se il partito avrà strutture territoriali non nominate dall’alto ma elette e un programma che rispetta i valori del centrodestra, allora si può tranquillamente aderire. Altrimenti io ho già fatto due legislature e non ho nulla da chiedere, sono assolutamente soddisfatto del mio percorso politico e se dovesse concludersi ho sempre un lavoro autonomo da portare avanti”.
Un malumore, quello dell’ex coordinatore Pdl, che nasce anche dal suo giudizio di fondo sullo scontro ormai dichiarato tra “falchi e colombe” berlusconiani: “Questa divisione – afferma Cimarelli – ha alla base una visione diversa della fase politica attuale, ma che credo sottintenda anche una lotta molto più ampia e aspra per chi dovrà guidare la fase di transizione nel dopo Berlusconi. Motivazioni nobili nelle dichiarazioni, ma molto meno nella realtà dei fatti”.
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