La “modesta proposta” di Francesco Rendine è stata accolta, ma dal Comune sbagliato: Novara. Il 14 agosto consigliere di Futuro e Libertà aveva inviato al presidente del consiglio comunale di Ferrara Francesco Colaiacovo una “mozione di solidarietà alle famiglie”, che si proponeva di trovare un alternativa al pagamento pecuniario di multe, sanzioni e debiti fiscali accumulati dai cittadini tramite l’esecuzione di lavori utili per la comunità (vai all’articolo). Una mozione dai toni ironici e in cui il consigliere descriveva le condizioni di “accertata povertà” dei ferraresi, ma che è stata presa molto sul serio dal Comune piemontese, i cui funzionari nei giorni scorsi, e in particolare Leonardo Borghesani del Nucleo di polizia tributaria, si sono messi in contatto con Rendine per chiedere chiarimenti sulle basi giuridiche e sulla fattibilità dell’idea.
“Mi piace usare l’ironia nelle mie proposte – afferma oggi Rendine -, ma c’è sempre della sostanza nei discorsi di un ingegnere. Da Novara mi hanno contattato per avere chiarimenti sugli strumenti giuridici da utilizzare e quando glieli ho forniti mi hanno confermato che reggono. Adesso la proposta arriverà in giunta, che potrebbe approvarla in tempi brevi attraverso una delibera”. Nello scambio di mail tra Rendine e Borghesani, il varesino sottolineava poi la “ratio” che legittimerebbe il provvedimento da un punto di vista sociale: “è anti educativo – è una delle sue frasi riportate dal consigliere ferrarese – che l’amministrazione annulli il credito verso alcune persone perchè lo ritiene inesigibile, quando invece con questa proposta l’amministrazione recupererebbe un credito, anche se pur con carattere di baratto. L’indigente non si deve sentire autorizzato a violare la legge con la consapevolezza che alla lunga non verrà mai punito”.
Per quanto riguarda le basi per legittimare la norma, Rendine cita due leggi e un episodio di cronaca. L’articolo 102 della legge 689/81 consente nel caso penale la conversione dell’ammenda con lavori socialmente utili, mentre anche il comma 9 bis dell’articolo 186 del codice della strada affronta la questione in maniera dettagliata. “Al di fuori dei casi previsti dal comma 2-bis del presente articolo – si legge nel testo completo -, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita […] con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274,[…] consistente nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere in via prioritaria nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze”.
Il testo esamina l’argomento a fondo descrivendone le modalità e limitandone l’applicazione a un singolo episodio: “In deroga a quanto previsto dall’articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000 – è la continuazione del comma 9 -, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità. In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato. […] Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di una volta”. Rendine cita anche un fatto avvenuto in provincia Varese nell’aprile del 2012 e riportato sui quotidiani locali, che descrivevano un accordo stipulato tra Agesp Servizi, azienda di servizi partecipata dal Comune di Busto Arsizio, e il ministero della Giustizia, che permetteva al giudice di pace locale di convertire le ammende pecuniarie in un equivalente di ore di lavoro utile per la comunità.
E mentre Borghesani suggerisce al consigliere ferrarese di cercare di coinvolgere “anche tutte quelle associazioni come l’Anci, l’Anvu o anche i sindacati perchè appoggino l’introduzione di pene lavorative nei regolamenti comunali”, Rendine non è troppo ottimista riguardo all’attenzione della sua amministrazione. Tanto che per dare una svolta alla politica ferrarese – vero “colpo di scena” politico della vicenda – si candida addirittura come successore di Tagliani alle prossime elezioni. “Anche a Novara la giunta è di centro sinistra. Ma mentre da fuori Ferrara mi chiedono già informazioni la nostra amministrazione, notoriamente la più lenta del mondo, continua a dormire. D’altra parte sappiamo che con questo primo cittadino non si può pretendere molta celerità, ma quando sarò io il sindaco provvedimenti come questo saranno finalmente realizzati”. Toni ironici, come quasi sempre avviene nel caso di Rendine, ma che dopo l’esempio di Novara potrebbero essere presi molto più sul serio. D’altra parte, direbbe il diretto interessato, “c’è sempre della sostanza nei discorsi di un ingegnere”.
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