Politica
18 Luglio 2013
Il ministro avrebbe minacciato l'espulsione in caso di mancato appoggio ad Alfano. Ed è scontro con Civati

Caso Shalabayeva: bufera su Franceschini

di Redazione | 4 min

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admin-ajax (9)Monta la bufera attorno al ministro ai rapporti col parlamento – nonché esponente di spicco del Pd ferrarese – Dario Franceschini per il caso Shalabayeva, che vede il Partito Democratico spaccato in due sulla mozione di sfiducia al ministro dell’interno Angelino Alfano. Secondo le indiscrezioni della stampa nazionale Franceschini, durante l’ultima riunione dei senatori Pd, si sarebbe contrario ad appoggiare le mozioni proposte prima da Sel e M5S e in seguito anche dalla fronda dei senatori “renziani”. Secondo i quali, si legge in una lettera firmata da 13 senatori, “La posizione del ministro Alfano è oggettivamente indifendibile. Chiederemo al Pd, nella riunione dei gruppi giovedì, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro”.

Una presa di posizione che ha trovato la contrarietà del ministro ferrarese, che secondo le voci riportate da gran parte dei quotidiani nazionali avrebbe lanciato un appello all’unità in favore della stabilità dell’esecutivo di Enrico Letta. “Dentro questo governo si sta in squadra – sarebbero state le parole di Franceschini -, è spiacevole vedere che c’è chi ci mette la faccia e chi dice ‘io farei cosi perché c’è chi si sta sporcando le mani’. La faccia ce la dobbiamo mettere o tutti o nessuno, come si fa a non vedere che è un atto puramente politico?”. Ribadendo poco dopo che  “quello di domani è un atto puramente politico e bisogna rispondere con un atto politico” e che “alle opposizioni che fanno il loro mestiere si risponde con un altro atto politico: il sostegno al governo”.

Parole che hanno sollevato l’attacco immediato del candidato alla segreteria Pd Pippo Civati, che interpretando il messaggio di Franceschini come una “velata minaccia” di espulsioni, ha scritto sul proprio blog (alle 14:20) che “il ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha detto che chi non voterà a favore di Alfano deve andarsene dal Pd. Forse su un volo privato, con direzione Astana. Chissà. Sapevatelo. Se alla Camera si votasse, mi espellerebbero, dunque”. Un post al quale lo stesso Franceschini ha chiesto una rettifica, sostenendo di non aver mai parlato di espulsioni e che Civati “non era presente alla riunione”. Ma ricevendo come risposta un attacco ancora più duro: circa tre ore dopo il monzese riporta infatti le frasi attribuite al ministro per poi aggiungere: “Franceschini ha confermato [le frasi riportate, ndr]. A me sembra la stessa cosa, ma se mi sono sbagliato, e si è sbagliato chi l’ha letta così, giudicate voi. Non c’è motivo di fare ulteriore polemica. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Buon voto domani ai senatori, i deputati – lo ripeto – non dovranno votare, perché la mozione è solo al Senato. Resta da capire dove siano andati a finire tutti quelli che nei giorni scorsi avevano detto che non avrebbero votato la fiducia ad Alfano. Chissà”.

Quello che è certo è che il caso Shalabayeva, oltre che indignare buona parte della comunità internazionale, sta riaprendo le crepe mai veramente rimarginate del Pd, sempre più diviso tra la tentazione del rinnovamento e le logiche di (presunta) realpolitik. Sul piano locale, dove gli equilibri dell’esecutivo si fanno meno sentire, il dibattito è però acceso. La vicepresidente della Provincia Caterina Ferri scrive su Facebook: “Sono sempre stata per l’etica della responsabilità, ma c’è un limite a tutto”, e aggiunge a scanso di equivoci che “a forza di scavare stiamo raggiungendo il centro della Terra”. Un concetto appoggiato anche dal segretario provinciale del partito Paolo Calvano, che tuttavia non si sbilancia nei giudizi sul Pd: “L’importante e’ che a guidare le decisioni non sia la volontà di tenere in piedi il governo a prescindere”, aggiungendo che “dare le dimissioni da parte di Alfano sarebbe la dimostrazione che l’interesse del Paese viene prima del proprio pasticcio kazako”. Chi invece mira dritto all’establishment Pd è il “renziano” Luigi Marattin, assessore delle finanze ferrarese, che lancia una provocazione dalle pagine dei social network: “Ed ebbero pure il coraggio di rimproverare Debora Serracchiani, quando disse – parlando a nome degli amministratori che tutti i giorni combattono in trincea i problemi veri della gente – che lei aveva vinto ‘nonostante il Pd nazionale'”.

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