Sarà Luigi Negri, arcivescovo delle diocesi di Ferrara e Comacchio e abate di Pomposa, il vincitore del “Premio Internazionale Medaglia d’Oro al Merito della Cultura Cattolica”, che gli sarà conferito il 18 ottobre alle 20.30 al Teatro Remondini di Bassano. L’annuncio è stato dato nelle ultime ore dalla Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa, che dal 1983 conferisce il riconoscimento a chi è riuscito a diffondere i precetti e l’etica cristiana tramite la sua opera professionale e privata.
Negri si aggiunge così a una lista di vincitori che conta nomi di fama internazionale, tra cui l’allora cardinale Joseph Ratzinger (vincitore nel 1992), il medico e politico Adriano Bompiani (1986), il direttore d’orchestra Riccardo Muti (2001) e l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio (2003, insieme all’economista Hanna Gronkiewicz-Waltz).
Il riconoscimento assegnato a Negri è basato soprattutto sulla sua opera di divulgazione dei precetti cattolici. Tra gli episodi salienti riportati dalla scuola cattolica di Bassano spicca in particolare il suo impegno durante gli anni ’70, in cui “la sua opera educativa contribuisce alla nascita di una significativa presenza cristiana nelle scuole superiori. Sono gli anni della battaglia per promuovere la libertà di educazione e un’autentica libertà di insegnamento. In questo campo, senza mai far venir meno il rispetto per altre posizioni politico-culturali, conduce un lavoro non facile e controcorrente rispetto all’associazionismo tradizionale e alla mentalità corporativa dominante che vede la scuola solo come serbatoio di posti di lavoro”.
Ma Negri offre soprattutto un “apporto decisivo allo studio e alla diffusione della Dottrina sociale della Chiesa, collaborando alla costituzione di una scuola permanente di formazione e diffusione che negli anni 1986-1990 ha fatto nascere numerose scuole, a livello diocesano o parrocchiale, per lo studio e la diffusione della medesima Dottrina sociale”.
Un tema, quello del ruolo della religione nella società, a cui Negri non si sottrae tutt’ora. In un lungo intervento pubblicato nelle ultime ore sui quotidiani cattolici nazionali dal titolo “Le due sconfitte dei cattolici italiani “ (di cui riportiamo alcuni estratti) l’arcivescovo mette in risalto proprio la necessità di una maggiore influenza della dottrina cattolica nella politica e nella società italiana. Un’intervento che già dal titolo dà l’idea dell’idea di cattolicesimo per Negri, che vede “una incredibile attesa, anche dai laici, di una vera autorevolezza cristiana, perché non sono pochi coloro che, nello sconcerto attuale di una società evidentemente così empia, sentono il bisogno di essere accolti nelle istanze profonde della vita”. Un’esigenza a cui il mondo cattolico secondo Negri non sa dare risposta, dal momento che “quello che mi colpisce dolorosamente, quasi fisicamente – continua il vescovo -, è l’incapacità di essere all’altezza di questa domanda: non della Chiesa come istituzione ma della cristianità intesa come esperienza viva di Chiesa nel mondo”.
Le due sconfitte del cattolicesimo contemporaneo cominciano per Negri dal dualismo tra fede e cultura: “Una sconfitta – afferma il vescovo – incredibile ma ormai compiuta. Sta ridiventando maggioranza quel dualismo per cui la cultura rappresenta una realtà autonoma dalla fede. Che fine ha fatto la grande e spettacolare enciclica Caritas in Veritate, che invece affermava la pertinenza della fede nei confronti delle stesse strutture, delle stesse dinamiche economiche?”.
La seconda “sconfitta dei cattolici” è rappresentata invece secondo Negri “dall’insignificanza della presenza cattolica nell’agone sociale e politico: oggi il voto dei cattolici è assolutamente insignificante nel panorama della vita italiana”. Lo scenario politico è per il vescovo particolarmente preoccupante soprattutto alla luce degli ultimi risultati elettorali, sui quali si era già espresso riferendosi al successo del Movimento 5 Stelle (vai all’articolo) e che vede come “la sagra dell’individualismo e dell’opinionalismo: i cattolici hanno votato per tutti e a vantaggio di tutti, senza chiedersi se questo loro voto avrebbe poi significato eleggere delle presenze che avrebbero tutelato non gli interessi della Chiesa, ma gli interessi della ragione e della fede, cioè dell’umanità. Tutto era avviato, la Provvidenza aveva avviato tutto perché ci fosse un risorgere della presenza cristiana. Che ne è ora della grande sfida della nuova evangelizzazione che abbiamo raccolto dal primo insegnamento di Giovanni Paolo II? Per adesso, salvo che la Provvidenza riscompigli le carte, possiamo veramente dire che stiamo perdendo tutti”.
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