Politica
7 Maggio 2013
I risultati del referendum del 2011 consentono a Cadf di tornare azienda speciale, ma serve l'appoggio degli altri Comuni

Comacchio lancia la scalata all’acqua pubblica

di Ruggero Veronese | 4 min

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ImmagineComacchio. Il sindaco Marco Fabbri lo ha tenuto come ultimo argomento all’ordine del giorno, proprio per sottolinearne l’importanza e per poter prolungare ad oltranza la discussione in consiglio comunale. Stiamo parlando della incorporazione di Delta Reti in Cadf o, come è stato affermato da più voci durante la riunione, di un completo ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico. Una scelta dettata sia da logiche di “razionalizzazione e ottimizzazione” della spesa che da un principio politico fondamentale: il rispetto della volontà popolare espresso nel referendum del 12 e 13 giugno 2011.

Sono diversi gli ospiti presenti per discutere del tema: da Silvio Stricchi, direttore generale di Cadf Spa, a Corrado Oddi, membro della segreteria nazionale della Funzione Pubblica Cgil e del coordinamento nazionale del Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, ma in mezzo al pubblico si vedono anche l’assessore provinciale all’agricoltura Stefano Calderoni e Marzia Marchi, del comitato Acqua pubblica di Ferrara. La domanda sulla bocca di tutti è semplice: in che modo l’incorporazione di una società in un’altra può deprivatizzare i servizi? L’idea è quella di mettere Cadf nelle condizioni di tornare un’azienda speciale, cioè a proprietà e gestione completamente pubbliche, e Stricchi spiega gli aspetti tecnici della trasformazione ripercorrendo la storia delle normative dal 2001, “quando il legislatore ritenne che la forma privatistica fosse più adatta ai servizi pubblici e che il modello delle aziende speciali dovesse cessare per lasciar spazio a società per azioni, trasformando le quote di partecipazione dei Comuni nelle relative quote azionarie”.

Una legge che ha come diretta conseguenza lo scorporamento della società in due enti. Infatti essendo possibile per qualunque privato partecipare (o addirittura lanciare una scalata) a una s.p.a., si sarebbe creato il rischio di mettere letteralmente sul mercato tutto il patrimonio degli acquedotti pubblici. Ecco quindi nascere Delta Reti, proprietaria delle infrastrutture della rete idrica, mentre Cadf rimaneva sostanzialmente il gestore del servizio, senza alcuna struttura pubblica di proprietà. Siamo nel 2004, e nel frattempo il quadro legislativo spinge sempre più verso una privatizzazione totale dei servizi: “da allora – aferma Stricchi – c’è stato un continuo modificarsi del quadro normativo, con una tendenza del legislatore a una progressiva liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali, facendo delle gestioni “in house” una modalità residuale, applicabile soltanto se non ci si può rivolgere al mercato. Un’intepretazione che ritengo non corretta del mandato comunitario, che lasciava libera scelta se affidare i servizi alla gestione pubblica o tramite gare di appalto rivolte ai privati”.

Tutto questo fino al giugno 2011, quando il 95% dei partecipanti al referendum abrogativo (il 54% degli aventi diritto) vota “si” ai primi due quesiti, “per cui adesso esistono entrambi i modelli di gestione e viene meno la necessità di tenere separate le due aziende. Ecco perchè oggi proponiamo ai consigli comunali di tornare un’azienda speciale, nella situazione precedente al 2004″. In Italia sono già 16 i Comuni ad aver intrapreso questo percorso, e il caso più rilevante è sicuramente quello di Napoli, che sotto l’amministrazione di De Magistris ha trasformato la A.R.I.N. Spa in ABC (acqua bene comune), azienda speciale di diritto pubblico.

Eppure secondo Oddi la resistenza per arrivare a questi risultati è stata notevole: “La politica nazionale – spiega il coordinatore nazionale di Movimenti per l’Acqua – non solo non vuole rispettare quel referendum, ma ha cercato anche di cancellarlo. Gli stessi principi abrogati dagli italiani sono ricomparsi in una norma varata solo un mese e mezzo dopo dal governo Berlusconi, poi annullata dalla Corte Costituzionale. Ma nonostante i silenzi delle testate giornalistiche più importanti ci sono grandi lavori in corso per dare seguito all’esito referendario”. Oddi elenca i tre principi fondamentali che animano il ritorno alle aziende speciali: “Il primo è la finalità: la società per azioni, come recita il codice civile, si costituiscono per produrre un utile e distribuirlo agli azionisti. L’azienda speciale ha come fine quello di distribuire servizi ai cittadini, e col vincolo del pareggio di bilancio. Il secondo è che con queste società ci si mette definitivamente al riparo da ogni rischio di privatizzazione, dato i Comuni non possono venderne il capitale sul mercato. Il terzo motivo è il coinvolgimento dei cittadini, che in questo modo può compiere un primo passo: infatti in queste società gli atti fondamentali, come la costituzione dello statuto e i vari bilanci preventivi e consultivi, devono passare al vaglio dei consigli comunali”.

I passaggi per arrivare all’incorporazione di Delta Reti e alla trasformazione di Cadf sono però tutt’altro che immediati. Il consiglio di Comacchio ha approvato una delibera per chiedere uno studio di fattibilità dell’intero progetto, da realizzarsi entro la fine dall’anno. Nel frattempo però serve l’appoggio anche degli altri 14 Comuni che usufruiscono dei servizi erogati dall’azienda, che oltre al Basso Ferrarese copre anche Copparo e vari Comuni limitrofi. Tutti i sindaci dei Comuni interessati sono stati invitati all’incontro dal Comitato Acqua Pubblica di Ferrara, ma l’appello non è ancora stato raccolto.

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