Politica
27 Aprile 2013
Il giornalista egiziano, a Ferrara per inaugurare la sede del suo movimento, parla di ripresa economica

Magdi Allam tra turismo e critica all’Euro

di Ruggero Veronese | 3 min

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DSC08339“È evidente che i partiti politici non sono più in grado uscire da questa crisi strutturale”. Era venuto a Ferrara per parlare soprattutto di questioni legate al turismo e al centro storico, Magdi Allam, ma il discorso ha finito ben presto per allacciarsi con alcuni dei principali temi di attualità della politica e dell’economia di questi giorni. Il giornalista  e scrittore egiziano, che da qualche tempo ha anche fondato un proprio movimento politico (Io amo l’Italia), è stato a Ferrara per inaugurare la sede locale del movimento, in via Gobetti, parlando di quella che ritiene una delle principali leve per sbloccare la stagnazione economica: il turismo. Con lui anche Eleonora Giacomelli, coordinatrice provinciale del movimento, e l’architetto Lanfranco Viola, albergatore da tempo impegnato nei temi legati all’ospitalità e alla ristorazione.
Una conferenza incentrata sul turismo è per Allam anche un modo per parlare dei temi più cari alla propria forza politica. Nell’argomento infatti si incrociano tematiche locali (le politiche culturali e le iniziative promosse dalle amministrazioni), nazionali (un discorso legato al trend complessivo del patrimonio culturale del paese) e addirittura europee, dal momento che i problemi del turismo rivelano, secondo l’ex direttore del “Corriere”, il principale tallone d’Achille dell’Euro: l’incapacità di svalutare la moneta rendendosi competitivi sui mercati esteri.
La discussione viene introdotta da Viola e dalla Giacomelli, che parlano del ruolo che può avere il turismo nella ripresa economica di una città come Ferrara. “Accontentarsi del tutto esaurito solo in quattro o cinque occasioni all’anno – sostiene la coordinatrice provinciale – significa rassegnarsi, quando solo fino a qualche anno fa, con la lira in vigore, era all’ordine del giorno. Dobbiamo rivolgerci anche al di fuori dell’Europa, alle economie più attive come la Cina e il Giappone, perché paesi come la Francia o la Germania non rappresentano più un mercato affidabile”. Concetti sostenuti anche da Viola, secondo cui in Provincia, negli ultimi anni, “ben pochi si sono occupati davvero di turismo”. Eppure nei dati riportati dall’architetto l’ospitalità rappresenta una fetta di bilancio non indifferente: “Il 13% dei lavoratori – afferma Viola – in Italia è occupato nel settore turistico, che produce il 10% del pil. È il settore più influente nel bilancio nazionale, eppure per le attrazioni ferraresi esistono siti in sloveno ma non in cinese, che è uno dei mercati più importanti, e dal 2008 le presenze turistiche a Ferrara sono in calo”.
“Colpa della scarsa lungimiranza di alcuni amministratori”, suggeriscono i relatori, ma anche della crisi strutturale a cui secondo Allam la politica non ha saputo porre rimedio, e che mette sempre più alle strette le imprese e il commercio a Ferrara e in Italia. “Si stima che ogni giorno nel paese muoiano un migliaio di imprese – afferma Allam – e che ci siano ormai 12 milioni di italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese. È evidente che la politica non è più né credibile né efficace per uscire da questa crisi”. Una politica che secondo il giornalista egiziano è stata troppo accondiscendente con i cattivi investimenti delle banche, “e oggi stiamo scontando il peso del riciclaggio di tutti questi titoli spazzatura, e il fatto che intanto le aziende vengano lasciate fallire non è un caso. Ma è giusto dare tutti questi soldi alle banche quando quello che restituiscono alla società è così scarso?”. Tra le chiavi per uscire dalla crisi Allam considera anche un ritorno alla sovranità monetaria, che renda più competitivi i servizi e i prodotti italiani sul mercato internazionale: “Si tratta di una crisi strutturale, aggravata dagli interessi e dal signoraggio bancario degli istituti di credito. Ma la moneta è solo una convenzione: in realtà si è ricchi non quando si è in grado di comprare servizi, ma quando si è in grado di produrli. E da questo punto di vista l’Italia è piena di risorse”.

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