
“La sensibilità verso i problemi reali dei territori è indispensabile per chi guida il paese, e per questo chiediamo al presidente del consiglio incaricato che ci sia anche un sindaco al governo”. È il primo cittadino di Ferrara Tiziano Tagliani a guidare l’appello che il gruppo di sindaci Pd della provincia estense sta lanciando in queste ore a Enrico Letta. Un appello che nasce dalla preoccupazione per le promesse agli elettori fatte dai vari partiti in campagna elettorale, e aggravata da una situazione in cui la ricerca di un accordo di governo rischia di influenzare l’assegnazione dei ministeri con scelte più politiche che basate sulla competenza. Ed è proprio dalla competenza infatti che nasce la riflessione degli amministratori locali, che chiedono al governo anche di stipulare un “patto coi sindaci” perché l’azione del parlamento non perda di vista le esigenze dei cittadini.
“La lettera che invieremo al presidente del consiglio e alla direzione nazionale del partito esprime il pensiero di tutti i sindaci Pd della provincia”, afferma Andrea Marchi, sindaco di Ostellato. Al suo fianco, oltre a Tagliani, anche Giancarlo Malacarne (Massa Fiscaglia) e Nicola Rossi (Copparo). “Chiediamo che venga riconosciuto il ruolo chiave e strategico dei sindaci per quanto riguarda le scelte del governo, perché alcuni temi sentiti in campagna elettorale, come l’abolizione dell’Imu o l’assegno minimo garantito, non diventino cavalli di battaglia per guadagnare consensi, con ricadute devastanti sui Comuni”. La preoccupazione insomma è che la politica nazionale “sfoghi” sulle amministrazioni locali tutto il peso dei tagli e delle politiche imposte dalla crisi economica e dai malumori dell’elettorato, ma Malacarne su questo punto è fermo: “Pensiamo di aver fatto la nostra parte nella spending review: siamo disponibili a tagliare le poltrone e lo stiamo dimostrando con le fusioni e le unioni di Comuni. Non ci tiriamo indietro, e bisogna che questo venga riconosciuto”.
Due quindi i punti fondamentali nelle proposte: un sindaco a capo di un ministero e un maggior peso delle amministrazioni locali nelle decisioni nazionali. Sul possibile nome da proporre per la squadra di governo Tagliani esprime già alcune preferenze, ma senza creare vincoli. “Che si chiami Delrio, Chiamparino o Renzi non è significativo, ma crediamo che la sensibilità di chi governa i territori sia davvero un punto fondamentale per un buon governo”. Ciò che conta è quindi soprattutto la competenza acquisita dagli amministratori, che il sindaco di Ferrara non ritiene inferiore rispetto ai parlamentari, soprattutto se neoeletti o provenienti da “nuove forze politiche”. “Crediamo che la novità sia sicuramente un fattore positivo – è il pensiero di Tagliani -, ma ricordiamo che in trincea ci siamo noi, e vogliamo evitare di dover mettere mano coi cerotti e le bende a qualche disattenzione su alcuni punti fondamentali”.
La speranza ora è che anche altre province raccolgano l’appello degli amministratori ferraresi, facendo lo stesso tipo di pressione sul Letta nel corso delle consultazioni. “Il nostro è un discorso più ampio e condiviso, e non nascondiamo anche la voglia di interloquire con gli altri territori, rivolgendoci ai nostri colleghi perchè si possa creare un movimento di opinione che faccia riflettere il governo su alcuni temi che non sono più rinviabili”. Tra i vari punti critici e di cui “solo la politica locale ha davvero il polso” c’è la fiscalità locale (con molta attenzione alla questione dell’Imu), i provvedimenti post-terremoto e soprattutto, spiega Malacarne, “le emergenze sociali che ci vediamo nei nostri Comuni, con sempre meno posti di lavoro e liquidità per i cittadini, e insufficienti ammortizzatori sociali”.
Ma la lettera dei sindaci è rivolta anche alla segreteria nazionale del Pd, perché anche il partito presti più attenzione ai suggerimenti dal territorio. “Non vogliamo essere il partito dei sindaci, ma chiediamo che ci sia quel filtro di competenza che è tipico dei primi cittadini nel rapporto non soltanto con i problemi politici e delle aziende sul territorio, ma anche per la vicinanza e prossimità politica che i sindaci hanno nei confronti della cittadinanza”.
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