“Grillo e Casaleggio non si aspettavano di prendere così tanti voti e di diventare l’ago della bilancia nella governabilità del paese”. È questa la causa principale, secondo Valentino Tavolazzi, del difficile impatto degli eletti del Movimento 5 Stelle con la nuova vita da parlamentari, dopo che alla prima votazione importante – l’elezione dei presidenti delle due Camere – l’unità del gruppo si è incrinata e vari senatori grillini hanno votato a favore del candidato Pd Pietro Grasso. Il leader di Progetto per Ferrara, e pèrimo espulso della storia dei 5 Stelle, è stato ospite ieri sera al talk show di La7 “Piazza Pulita”, intervistato da Corrado Formigli in cerca – come molti giornalisti – di voci qualificate per interpretare le mosse del Movimento e capire quale sarà la sorte dei “ribelli” al Senato.
Gli argomenti principali su cui si sono concentrati varie parti della trasmissione sono infatti la segretezza che pervade le decisioni dei gruppi parlamentari a 5 Stelle e soprattutto la modalità con cui queste vengono prese: un voto a maggioranza, il cui esito deve essere rispettato da ogni deputato e senatore. “Quella regola – ha spiegato Tavolazzi – è stata calata dall’alto, non è stata votata dal Movimento 5 Stelle ed è una regola in chiaro conflitto con l’articolo 67 della Costituzione, secondo il quale non esiste un vincolo di mandato, e il parlamentare deve rispondere alla propria coscienza quando non è d’accordo col proprio gruppo. Questo è un principio in vigore da più di due secoli, dalla Rivoluzione Francese”.
Eppure anche lo stesso Grillo, come accenna Formigli, in passato si era schierato a favore di quel principio. “Nel comunicato politico 45 – conferma il consigliere ferrarese – Beppe Grillo scrisse che gli eletti hanno l’obbligo di rispondere al programma e alla propria coscienza. In questo caso il programma non c’è, quindi si risponde alla propria coscienza”. Il giudizio sulla regola interna al Movimento porta poi a una discussione tra Tavolazzi e la blogger ed ex showgirl Sabina Ciuffini, anche lei presente come ospite. Per il ferrarese “Grillo e Casaleggio hanno fatto firmare un codice di comportamento a ogni candidato, e questo crea un’organizzazione all’interno del gruppo: chi lo firma è un contraente debole, perché deve accettare una condizione per essere candidato”. Un punto di vista in contrasto con quello della Ciuffini, che rifiuta i termini “contrattuali” e spiega che “più che una regola si tratta di un indirizzo generale per cercare di votare il più possibile a maggioranza. Quando mandi in Parlamento dei ragazzi giovani, molti dei quali non conosci neanche direttamente, è naturale che cerchi di prepararli. Ma parliamo piuttosto del fatto che in Parlamento c’è un gruppo di gente in buona fede”.
È proprio su questo tema che arriva il distinguo con cui Tavolazzi chiarisce il proprio punto di vista: da una parte le idee del Movimento 5 Stelle, dall’altra la gestione “non democratica” di Grillo e Casaleggio. “Non si sta discutendo – spiega il leader Ppf – sulla positività del risultato elettorale e sul fatto che oggi in Parlamento ci sia un terzo del personale politico dalla società civile e in buona fede. Questa è stata un’operazione magistrale di Beppe Grillo, a cui il paese deve rendere merito. Ma il punto è: perché il movimento è andato lì, e per far cosa? La mia convinzione è che almeno nelle intenzioni Grilllo e Casaleggio non ci fosse l’ipotesi primo di prendere così tanti voti e di diventare l’ago della bilancia di una situazione di governabilità di un paese. Questo è ciò che non era stato messo in conto, così come è vero che il movimento oggi non è nelle condizioni di affrontare grandi responsabilità nel paese, perché non è un movimento che funziona con regole democratiche al proprio interno”.
Alla fine un botta e risposta tra Formigli e il consigliere ferrarese. Ma arriverà il perdono di Grillo ai senatori ‘dissidenti’? “Verranno perdonati. L’elezione di Grasso è ritenuta giusta da gran parte del Movimento”.
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