Una chiamata a mezzanotte e un quarto alla polizia, con una voce seccata che chiedeva di intervenire per fermare quel continuo martellare che stava svegliando il vicinato. È così che è cominciata la nottata degli agenti delle volanti, che si sono precipitati di fronte al bar tabacchi in via Padova 151 per capire chi stesse causando il trambusto. La curiosità dei poliziotti si è trasformata però in vera preoccupazione quando, facendo il giro dell’edificio, hanno notato un vistoso buco nel muro di mattoni con ancora al fianco una mazzetta da carpentiere, uno scalpello e varie stecche di sigarette sigillate: erano arrivati nel bel mezzo di un furto.
Difficile che il ladro si fosse allontanato abbandonando sul posto sia la refurtiva che gli strumenti con cui si era aperto una breccia nel muro, e per questo i poliziotti hanno cominciato a illuminare con le proprie torce l’interno del negozio, notando poco dopo una sagoma che cercava di nascondersi nell’ombra. Una volta compreso che non c’erano più possibilità di fuga il ladro notturno si è consegnato agli agenti, uscendo attraverso lo stesso buco nel muro che aveva scavato poco prima. I controlli svolti dalla polizia hanno mostrato che l’uomo non aveva causato ulteriori danni all’interno del locale, e che non aveva neppure provato a toccare il registratore di cassa: il suo unico obiettivo erano i pacchi di sigarette, che aveva già trasportato in buona quantità fuori dal negozio.
Ma la sorpresa maggiore attendeva gli agenti in centrale. Una volta arrestato e portato in camera di sicurezza, il ladro veniva infatti identificato come Franco Franceschini, un nome già noto a stampa e forze dell’ordine dal 27 settembre 1997, quando assieme all’amico Luca Sgambellone si rese protagonista dell’omicidio del sessantasettenne Alfonso Berto, ucciso a bastonate sulle mura di viale IV Novembre. L’autore materiale del delitto fu indicato in Sgambellone, che però morì di overdose pochi giorni prima dell’inizio del processo, e Franceschini fu condannato in corte d’assise a 30 anni di reclusione, ridotti poi in appello a 26. La Cassazione in seguito annullò il processo e la nuova sentenza d’appello recepì il concorso anomalo nell’omicidio (l’imputato non aveva impedito l’aggressione mortale) abbassando la pena a 14 anni.
Processato oggi per direttissima davanti al giudice Silvia Giorgi e al pm onorario Renzo Simionati, per Franceschini è stato convalidato l’arresto e rimarrà in carcere. La difesa, rappresentata da Pasquale Longobucco, ha chiesto e ottenuto il patteggiamento a un anno di reclusione.
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