Scettici erano e scettici rimangono la maggior parte dei sindaci intervenuti alla conferenza territoriale socio-sanitaria, in cui i direttori generali dell’azienda Sant’Anna e dell’Ausl di Ferrara, Gabriele Rinaldi e Paolo Saltari, hanno mostrato le cifre dei finanziamenti per il 2013 – e quindi dei conseguenti tagli – alla sanità ferrarese. Scettici soprattutto per la “vaghezza”, come la ha definita il bondenese Alan Fabbri, dei dati esposti, che raccolgono in definitiva le cifre complessive della provincia senza entrare nel merito dei singoli ospedali.
“Sicuramente da qualche parte bisogna incominciare a rivedere le spese – ha spiegato il sindaco di Bondeno durante il suo intervento -, ma è difficile per noi discutere di qualcosa quando non abbiamo i dati precisi. Spero solo che non ci siano decisioni calate dall’alto”. Un concetto ribadito poco dopo dal primo cittadino di Copparo Nicola Rossi, secondo cui “ha ragione Fabbri, è difficile fare commenti su questi numeri, ma è evidente che non prospettano nulla di buono. Con questa conferenza siamo partiti col piede giusto per nella modalità di discussione, ma siamo ancora insabbiati per quanto riguarda l’argomento vero e proprio”. Secondo Rossi il processo in atto nella sanità “è frutto di una politica regionale precisa, in cui i piccoli centri sono i satelliti di un centro dove risiedono i servizi di eccellenza. Ma l’integrazione si sovrappone a una riduzione che coinvolgerà anche i medici di base, che solleva la nostra preoccupazione perché questi sono l’anello di congiunzione tra sanità e territorio”.
Gli interventi più sentiti provengono ovviamente dai Comuni dotati di strutture ospedaliere, come Lagosanto, dove risiede l’ospedale del Delta, il cui sindaco Paola Ricci è meno critica ma esprime comunque una certa preoccupazione. “Abbiamo già sostenuto il modello dell’hub, perché sappiamo che questa provincia in qualche modo deve restringere i costi. Da questo modello però deve dipendere la necessità assoluta di fare rete, senza che una parte prenda le decisioni in maniera unilaterale. Come amministratori sappiamo cosa significa fare dei tagli, ma la logica complessiva deve puntare a salvare le eccellenze preesistenti, che devono restare tali ed essere in grado di cooperare. Se un pezzo non funziona più anche l’intero sistema crolla”.
Chi usa toni meno diplomatici è il comacchiese Marco Fabbri, secondo cui “il confronto non si è aperto: le decisioni sono già state prese e chi ci rimette di più sono Copparo, Comacchio e Bondeno. In dicembre l’azienda sanitaria si era impegnata a presentarci il piano di riorganizzazione, che non è ancora arrivato, e sono molto preoccupato anche per l’ospedale del Delta, che ha già perso il pronto soccorso e che tra breve rischierà anche emodinamica. Ma calare nuovamente decisioni dall’alto sui nostri cittadini sarà più traumatico di quanto si pensi”.
Una parziale difesa di quanto presentato dai direttori delle aziende sanitarie viene invece da Nicola Marchesini e Rita Cinti Luciani, sindaci rispettivamente di Mesola e Codigoro. Se il primo infatti parla “delle scelte della provincia, che nell’ottica della riorganizzazione ha preparato dei servizi e delle infrastrutture per agevolare l’accesso agli ospedali”, secondo la Luciani “nessuno vuole calarci dall’alto le decisioni, e avremo la nostra possibilità per parlare. Cona può diventare un punto di eccellenza, ma dobbiamo avere la capacità di programmare, perché solo così sapremo prendere le decisioni giuste senza pensare alle logiche di campanile o di parte politica”. Piero Lodi, sindaco di Cento, cerca invece di spronare i colleghi a trovare una linea comune, “perché altrimenti prima o poi i numeri sceglieranno per noi, e dobbiamo avere il coraggio di fare delle scelte”.
Un discorso che riprende la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, secondo cui “è necessaria prima di tutto una svolta culturale: abbiamo sempre visto la sanità come un diritto universale, ma il concetto che più si spende e migliore è il servizio è sbagliato, basti pensare alla Sicilia e alla Campagna, le regioni che spendono in assoluto di più per il trattamento sanitario”. Al termine della conferenza però i sorrisi sono piuttosto tesi, e il malumore di alcuni sindaci – tra cui i due Fabbri – è tangibile. “Oggi non è stato presentato alcun tipo di proposta – afferma uscendo dalla sala il sindaco di Bondeno -, spero non sia il presupposto per prendere decisioni senza di noi. E a Bondeno stiamo ancora aspettando da novembre la risposta della Regione sul destino dell’ospedale Borselli”.
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