Daino attraversa la strada, investito da due macchine
Ancora un incidente causato dall'attraversamento della strada da parte di un daino a Lido delle Nazioni, in via dei Continenti intorno alle 23 di sabato 4 aprile
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L'Ars et Labor vince due a zero il derby contro il Sant'Agostino e torna a meno sei punti di distanza dalla capolista Mezzolara, blindando il secondo posto playoff quando mancano quattro giornate dalla fine della regular season
Houston, c’è problema. Si potrebbe riassumere così l’assemblea straordinaria dei dipendenti della Lyondellbasell (la multinazionale statunitense con sede nella città texana) alla sala Boldini, convocata nei giorni scorsi dagli rsu dello stabilimento ferrarese e a cui hanno preso parte anche la maggior parte delle istituzioni e dei partiti politici del territorio.
Tutti uniti al fianco dei sindacati per ribadire la contrarietà alla decisione della multinazionale (vai all’articolo) di tagliare 105 posti di lavoro entro il 2014 nell’impianto di ricerca “Giulio Natta”.
Ma al di là del supporto ricevuto dai dipendenti, è stata evidenziata anche una necessità irrinunciabile: “trovare un’idea che convinca l’azienda che ridurre la ricerca a Ferrara è un danno economico ai loro stessi interessi, perchè i dirigenti a Houston capiscono solo quel linguaggio”. Parola del sindaco Tiziano Tagliani, in uno dei passaggi più applauditi della mattinata. Perchè le ragioni sindacali e sociali si trovano a fare i conti – come sempre più spesso avviene in Italia – con interlocutori che valutano e osservano gli stabilimenti soltanto dall’alto di un mappamondo e dai grafici di bilancio. E perchè diventa sempre più difficile proporre veri piani di investimento in un paese in cui, ora più che mai, manca un ministero allo sviluppo economico. “Abbiamo bisogno di un progetto industriale e di un governo che ne favorisca le condizioni – continua Tagliani – e dobbiamo essere più chiari con queste imprese, richiedendo garanzie per il futuro. Non si può giocare sempre queste trattative in difesa”.
Tutti concordi quindi sulla condizione principale da cui partire: bloccare i tagli e licenziamenti in attesa dell’insediamento del prossimo governo. “Si rischia – interviene il parlamentare Pd Alessandro Bratti – che a condurre la trattativa con Basell sia un funzionario ministeriale, senza alcun impegno e soprattutto senza una reale strategia di sviluppo industriale alle spalle. Per questo dobbiamo bloccare i tagli, fare il focus della situazione e poi riprenderlo dopo le elezioni. Il problema non sono solo i 105 posti di lavoro, ma anche che non è accettabile dalla compagnia un disimpegno di questo tipo”.
Chi di certo non accetta questo disimpegno sono i sindacati, con Luca Fiorini della Cgil – Filctem a parlare di “operazione criminale” rigettando in toto le motivazioni della multinazionale. “Non ci sono motivi fondati per indebolire la ricerca a Ferrara. In questi anni gli impianti di produzione si sono spostati in Asia, in Sud America, e ora anche in Nord America, dove i costi bassi per l’energia sono più bassi, ma l’Europa resta il luogo adatto dove fare ricerca. A 600 chilometri da qui, in Germania, c’è la più grande azienda chimica del mondo che ci dà una lezione molto chiara su come investire in questo settore”. La causa dei tagli sarebbe quindi, secondo il sindacalista, negli interessi a breve termine dei soci, “che passano dal settore della chimica a ogni altro tipo di business rincorrendo i dividendi, e tagliando le spese che non danno utili immediati, come la ricerca”.
Che gli 11 milioni di tagli al centro ricerche “Giulio Natta” non facciano parte di una manovra di emergenza della Lyondellbasell è testimoniato anche dai dati economici portati in sala dai dipendenti. Numeri ben precisi e che stroncano sul nascere l’ipotesi di un’azienda in difficoltà: negli ultimi anni il fatturato è stato di 27 (2010), 51 (2011) e 34 (2012) miliardi di dollari, con un margine operativo lordo rispettivamente di 2,9 miliardi, 5,5 miliardi e 4,5 miliardi di dollari. Non esattamente una situazione da spending review, ma il problema del centro ricerche ferrarese potrebbe essere legato anche all’indirizzo della ricerca, con gli altri tre stabilimenti dislocati nel mondo (a Francoforte, in Ohio e in Pennsylvania) più concentrati verso polimeri di ultima generazione.
“L’appuntamento di oggi – spiegano le rsu presenti all’assemblea – era finalizzato anche a rendere di dominio pubblico questa situazione. Sembra sia andata bene, con una grande partecipazione del pubblico e delle istituzioni pubbliche. Peccato solo non aver visto i dirigenti che ci rappresentano a Houston”. Ora ci si affiderà alle leggi italiane per ritardare le mosse della Basell fino all’insediamento del prossimo governo, anche se alcuni dipendenti sembrano già pessimisti al riguardo: “speriamo solo che non sia un gioco al rialzo per liberarsi dalle responsabilità: dal Comune alla Provincia, fino alla Regione e ai ministeri. Finchè un giorno qualcuno ancora più in alto dirà che ha le mani legate e non si riesce a far nulla. Nel frattempo la Basell avrà già ridotto i licenziamenti a 30-40 unità, come già si dice in azienda, e riuscirà pure a fare bella figura”.
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