Lettere al Direttore
10 Agosto 2012

Le geniali riforme del governo Monti

di Redazione | 3 min

Dopo oltre un anno di speculazione finanziaria selvaggia il nostro Paese vede finalmente la fine del tunnel. Le geniali riforme del governo Monti hanno lasciato il loro indelebile segno: decimata la spesa sociale, allontanato lo spettro della pensione per tutti gli italiani, finalmente sconfitta la “rigidità” del mercato del lavoro, con il capolavoro sull’articolo 18. Tutto ciò senza essere costretti a vessare con una patrimoniale i più ricchi.

E’ la vittoria dei “professori” , della loro visione della società e dell’economia italiana, affondata dal costo stratosferico di un wellfare anacronisticamente legato alla spesa pensionistica, alle garanzie sociali, ai diritti dei lavoratori, alle regole della democrazia.

E i dati confermano quanto sia illuminata quella visione. Infatti il mercato del lavoro in Italia è talmente rigido, che la stragrande maggioranza delle nuove assunzioni (oltre l’80% da fonti ministeriali) sono contratti precari, senza alcuna garanzia contro i licenziamenti, senza ferie, malattia e maternità. In compenso i salari dei lavoratori garantiti da un posto fisso, sono tra i più bassi in Europa.

Per i Professori il welfare italiano è troppo “costoso”e la loro trionfante analisi non si piega certo alla prosaica constatazione che da noi non esiste il reddito minimo di base, almeno metà dei lavoratori italiani non ha diritto all’indennità di disoccupazione, e che l’Italia spende meno della media europea in diversi settori del welfare: il 10% in meno per la sanità, il 61% in meno per la famiglia, il 75% in meno per la lotta alla povertà.

Poco importa se risulta, anche qui da fonti pubbliche, che in rapporto alla popolazione, l’Italia è seconda solo alla Germania per minor numero di dipendenti pubblici e che, secondo dati Ocse relativi al 2010, un italiano lavora in media più di 1700 ore l’anno, mentre un tedesco si ferma a 1.400 e un olandese a 1.337, i Professori, armati di forbici, avanzano sulla loro strada di austerità.

Ma sarebbe stato impossibile arrivare ai traguardi conseguiti da Monti, se l’esecutivo avesse perso tempo a tentare di dare ossigeno al sistema industriale italiano, comunque secondo in Europa solo a quello della Germania, magari sperando di invertire la tendenza di molti industriali nostrani a spostare energie dalla produzione di beni alla rendita finanziaria e immobiliare.

E non si sono distratti, i nostri Professori, ad immaginare un lavoro capace di essere più remunerativo, determinando una spinta in alto della domanda interna, ne’ a vaneggiare una possibile ridistribuzione del carico fiscale, o, peggio ancora, a fronteggiare la corruzione dilagante, vera radice della crescita della spesa pubblica (Corte dei conti ha calcolato che costa allo Stato 50 miliardi annui).

Monti non si distrarrà dal suo percorso e se per caso ciò avvenisse, si può confidare nel piglio vigile della maggioranza che sostiene il suo governo, che non gli permetterebbe di pensare diversamente da così. Monti è il lasciapassare per l’Europa del futuro, quella dell’economia dello spread, altro che fabbriche, campi da coltivare, cultura e ricerca!

Francesco Barigozzi, Cgil Ferrara

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