Il 2026 si apre in blues, tra ricordi e solidarietà, con “Play Mr. D’Adamo”
È ormai tutto pronto, alla Sala Estense, per la 17a edizione di "Play Mr. D'Adamo", il concerto in memoria dell'armonicista Antonio D'Adamo
È ormai tutto pronto, alla Sala Estense, per la 17a edizione di "Play Mr. D'Adamo", il concerto in memoria dell'armonicista Antonio D'Adamo
Il Concerto di Capodanno dell’Orchestra a Plettro Gino Neri ha accolto il 2026 con un teatro gremito, grandi pagine d’opera e un intenso senso di condivisione culturale
La tenacia nelle avversità è una caratteristica delle donne imprenditrici ferraresi e ravennati, alle prese con una crisi che non sembra attenuarsi
Un controllo di routine nelle prime ore del mattino si è trasformato in un’operazione di polizia giudiziaria, con un minorenne denunciato per droga e porto abusivo di armi
Sotto l'albero di Natale, mentre la città scorreva ancora nel ritmo sospeso delle feste, circa duecento persone si sono raccolte per la pace. In piazza Cattedrale, il primo giorno dell'anno è stato un gesto collettivo per ribadire che il no alla guerra e al riarmo non è astrazione, ma una scelta politica, quotidiana e urgente
C’è chi viene sospeso immediatamente dalle forze dell’ordine per uno sbaglio non “fatale” e chi invece, pur non ammettendo le proprie responsabilità, rimane in servizio nonostante una sentenza della Cassazione per omicidio colposo. È il parallelismo che fa Lino Aldrovandi, il padre di Federico, paragonando il recente caso di doping che ha visto protagonista l’atleta azzurro Alex Schwazer, campione olimpico di marcia a Pechino, con quello del figlio, morto per colpa di quattro poliziotti il 25 settembre 2005.
“Schwazer cacciato (in realtà sospeso a tempo indeterminato, ndr) dall’Arma – scrive Lino Aldrovandi su Facebook -. Certo ha sbagliato, senza se e senza ma, ma non ha ucciso nessuno”. E, in riferimento ai quattro agenti condannati a 3 anni e mezzo per l’omicidio colposo di Federico, “chi con una divisa invece, ora pregiudicato, in cooperazione ha ucciso e si è comportato da ‘scheggia impazzita in preda a delirio’ (parole queste pronunciate dal pg davanti alla Corte di Cassazione in sede di requisitoria, ndr), ha bastonato, ha soffocato, ha ucciso, ha detto il falso, ha depistato, ha omesso, ha disonorato quella divisa compiendo di fatto un alto tradimento, nonché ha oltraggiato e offeso dopo una sentenza definitiva la madre della vittima? Continua a lavorare come se nulla fosse, impunito come troppi tanti individui in divisa di altri morti rimaste senza un colpevole…”.
“Quella divisa avrebbe bisogno di un buon lavaggio”, riflette Lino Aldrovandi, che conclude sperando in un provvedimento disciplinare da parte del ministero: “Sono paziente, e questo a volte è un difetto che mi ha trasmesso mio padre, rallento, respiro e ascolto il mio cuore per accarezzare le tante vittime innocenti di questo nostro assurdo mondo”.
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