Cronaca
31 Marzo 2012
In aula l’esposizione della superperizia contabile sui bilanci

Coopcostruttori, la sentenza dopo l’estate

di Marco Zavagli | 3 min

Per ogni bilancio a loro sottoposto i revisori avrebbero dovuto esprimere “un giudizio avverso o in via subordinata dichiarare l’impossibilità di esprimere un giudizio”. Basti pensare che potrebbe risultare rilevante a livello penale “una falsità o omissione che comporti una variazione al patrimonio netto superiore dell’1%”. Le eccezioni esposte dalle società di revisione nelle loro relazioni avrebbero comportato, se recepite dalla Coopcostruttori, “variazioni negative tra il 24,67% (1999) e il 39,06% (1994)”. Una “non certificazione” avrebbe inoltre tutelato anche i soci, per l’impossibilità di sottoscrivere azioni di partecipazione cooperativa.

È la “sentenza” che arriva dai due periti nominati dal tribunale di Ferrara per far luce sui bilanci della Coopcostruttori. In aula si presentano Claudio Gandolfo e Stefano Montanari per esporre le 300 pagine delle loro conclusioni davanti ai giudici, già depositate, in onore al principio della oralità del processo.

La vera sentenza, invece, quella del tribunale, arriverà dopo l’estate. Il presidente Caruso ha stilato il calendario delle udienze che vedranno gli imputati del crac Coopcostruttori tornare in aula il 20 e 24 aprile, il 4, 11, 19 e 25 maggio,  l’8, 22 e 25 giugno, il 3, 13 e 20 luglio. A settembre si dovrebbe aprire la fase della discussione.

Tornando alla perizia, il documento che prende in esame sia le consulenze della procura che quelle della difesa, per convincersi al termine delle analisi contabili che l’accusa rivolta dalla pm Ombretta Volta sarebbe più che fondata. E questo in base all’“andamento dei debiti finanziari, in particolare dal ’97”, che farebbero capire “l’insostenibilità” della situazione. Una situazione che ha iniziato a scricchiolare già nel ’94, quando la società era già in crisi e che a partire dal 1997 vede “acuirsi gli effetti di questa difficoltà che portano alla completa dissoluzione del patrimonio nel 1998”.

Le cause del dissesto vengono individuate nella “scarsa o nulla marginalità nell’acquisizione dei cantieri”, nell’”inefficienza e rigidità nella gestione del fattore lavoro”, allo “squilibrio finanziario e patrimoniale”. Il giudizio poi si fa più severo nello specifico delle riserve tecniche inserite nel bilancio ’97, dove riserve per oltre 50 milioni di vecchie lire, pari all’80% del patrimonio netto residuo, “non hanno fondamento o risultano precontabilizzate”. Di questo non vi è traccia nella relazione di bilancio: “sembra difficile – riflettono i periti – poter ipotizzare che tale omissione possa rientrare nell’area della plausibilità tecnica o dell’errore professionale”.

Idem per le emissioni di Apc: Gandolfo e Montanari evidenziano come il cda, al fine di giustificare nuove emissioni, abbia fornito all’assemblea “notizie non veritiere sugli investimenti fatti”.

I due periti concluderanno la loro esposizione, per poi sottoporsi a esame e controesame delle parti, nella prossima udienza fissata per il 20 aprile.

Il calendario delle udienze si infittirà fino a luglio. Poi, dopo l’estate, la sentenza.

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