Tre aziende chiudono nei primi tre giorni feriali dell’anno. Non poteva iniziare peggio il 2012 per l’occupazione in provincia di Ferrara. Da oggi il triste censimento delle cessazioni di attività dovrà aggiungere i nomi di Cecarfer, Rimetech e Previati impianti.
Proprio ieri è stato siglato l’accordo per la mobilità dei lavoratori della Cecarfer di Poggio Renatico, storica azienda che opera nel campo dell’
La Ce.Car.Fer. (cemento, carpenteria, ferro) nacque a San Martino da un’iniziativa imprenditoriale di Giorgio Donato e Giovanni Biavati a San Martino. Successivamente sono entrati a far parte dell’azienda anche Bruno Biavati e Antimo Cipro e si era trasferita a Poggio, in via Sabbioni.
Dopo l’improvvisa e prematura scomparsa del socio fondatore Giorgio Donato e l’uscita dalla società di Antimo Cipro, entrambe avvenute nel 2010, la ditta cambi intestazione diventando “Ce.Car.Fer.-Donato snc di Biavati G. & C.”. Le prime avvisaglie della crisi risalgono già alla fine del 2008, quando l’azienda mise in mobilità i primi lavoratori. L’anno successivo venne la cassa integrazione e, ora, la chiusura.
Stessa sorte per un’altra impresa della provincia. Lunedì scorso è stata firmata a Roma la mobilità per cessazione di attività per 24 mesi della Rimetech di Portomaggiore, che coinvolgerà una ventina di dipendenti. La ditta opera nel settore alimentare, pet-food, agricolo, ortofrutticolo, medicale e cosmetico e costruisce dosatori elettronici per il riempimento di confezioni quali, scatole, barattoli, sacchetti, vaschette, sacchi.
Lunedì, infine, è stata la volta della Previati impianti di Ferrara, con sede in zona pmi, azienda di impiantistica elettrica.
“Perdiamo un altro pezzo importante di industria e andiamo incontro a un ulteriore problema occupazionale – spiega Giovanni Verla della Fiom, che ha seguito personalmente tutte le trattative -. Tra tutte e tre le imprese si parla di una cinquantina di lavoratori e solo per alcuni di loro sarà possibile uno sbocco professionale altrove”.
Differente sarà anche il tipo di ammortizzatore sociale messo in campo. “Per la Previati – continua Verla -, che rientrava nel comparto dell’artigianato, è prevista solo la disoccupazione e la mobilità in deroga per 4 mesi”. Il che significa la garanzia di appena 8 mesi di indennità di disoccupazione, che copre all’incirca il 60% della retribuzione.
Per gli altri lavoratori si prospetta la mobilità “lunga”, a seconda della fascia di età. Per gli over 50 è prevista una durata di tre anni; che si riducono a due per chi ha tra i 40 e i 50 anni e a un solo anno per gli under 40. L’indennità di mobilità si quantifica in circa 850 euro al mese per il primo anno, per poi scalare nell’anno o negli anni successivi.
Ma le note dolenti per il metalmeccanico non sono finite. “Dobbiamo fare i conti anche con tutte le altre ingiunzioni di pagamento da parte di lavoratori che non ricevono lo stipendio da mesi – fa notare Verla -; e parliamo di altre 6 o 7 aziende ferraresi”.
Dopo questi giorni di fuoco la Fiom di Ferrara è ora alla finestra “per vedere come cambierà lo spettro degli ammortizzatori sociali e delle tipologie contrattuali”. Su un punto però il sindacato punta i piedi: “sicuramente l’articolo 18 – afferma Verla – non è un handicap per il mercato del lavoro, ma anzi un crocevia fondamentale per la tutela dell’ordinamento dello Stato e, di conseguenza, dei lavoratori”.