Paura al Circuito di Pomposa, motociclista cade durante le prove libere
Il 60enne è rimasto con un piede incastrato sotto la moto e ha sbattuto la testa. Immediata la chiamata al 118 dei gestori. L'uomo non è in gravi condizioni
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"Darsena Calling" è l'iniziativa musicale in programma da venerdì 11 a domenica 13 settembre nella Darsena di Ferrara
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Due milioni di euro per riqualificare strade e collegamenti ciclabili di Ferrara. È questo il valore del nuovo piano di manutenzione straordinaria del manto stradale inserito dall'Amministrazione comunale nel Piano delle Opere 2026
Pontelagoscuro, 40enne arrestato dai Carabinieri dopo aver minacciato e aggredito i militari durante un controllo: l’uomo era armato di due coltelli da cucina
Rischia di morire per colpa di un’ottusa burocrazia. Le speranze di una donna malata di cancro guardano verso Ferrara. Dove l’avvocato che ha preso a cuore il suo caso, Sara Bruno, promette di far di tutto affinché lo Stato le garantisca un diritto di cui non dovrebbe nemmeno discutersi. Quello alla sopravvivenza.
Lei è una donna ucraina di 63 anni, arrivata in Italia un anno fa. Vive a Bologna, in una casa di accoglienza gestita dalle suore. Ora sta morendo per un tumore alla mandibola. Scoperta la malattia, dopo varie peripezie è riuscita ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi di salute. Ma le autorità sanitarie regionali non possono erogarle gli strumenti necessari al ciclo di chemioterapia. “Questo perché – spiega l’avvocato Bruno – il genere di permesso ottenuto presuppone una copertura finanziaria, una sorta di cauzione che si rilascia per svolgere le cure a proprie spese”.
Ma il caso della 63enne è diverso da quello standard previsto dal testo unico sull’immigrazione. Lei è entrata in Italia, regolarmente, con un visto turistico nel 2010. Qui le è stata diagnosticata la malattia e qui, a Bologna, ha subito l’operazione chirurgica di rimozione del carcinoma. “Il medico le ha prescritto un ciclo di chemioterapia per un periodo minimo di sei-otto mesi, una terapia salvavita – prosegue il legale -, ma è in attesa di iniziarlo ormai da un mese”.
E i soldi per eseguirlo a proprie spese, circa 4.000 euro, non li ha. “Non ha un lavoro e non può averlo – fa notare l’avvocato -, perché non è provvista di un permesso di soggiorno lavorativo”.
Il paradosso è tutto nella legge: “sarebbe meglio se fosse clandestina perché almeno avrebbe diritto alle cure urgenti”, allarga le braccia Sara Bruno, che proprio ieri pomeriggio ha visto una delle ultime speranze affievolirsi: “la questura di Bologna ha negato la trasformazione della “causale” del permesso di soggiorno in motivi umanitari. Non so quali carte possiamo ancora giocare, ma le giocheremo tutte per far valere il principio dell’uguaglianza e del diritto alla cura”.
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