Cronaca
29 Settembre 2011
Incidente probatorio per il decesso D’Angelo, con 25 sanitari indagati

Morto senza una spiegazione

di Marco Zavagli | 2 min

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“Ad oggi siamo senza una causa di morte”. È lo sfogo dell’avvocato Alessandra Pisa al termine dell’incidente probatorio che doveva accertare eventuali profili di responsabilità per la morte tanto drammatica quanto misteriosa di Francesco D’Angelo.

Era il 18 novembre del 2010 quando l’uomo, 54 anni, morì nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara apparentemente senza una spiegazione. L’8 novembre venne ricoverato al pronto soccorso di Cento per una forte emicrania: una tac gli riscontrò alcune petecchie cerebrali e per questo fu immediatamente visitato a Ferrara. Dopo poche ore, si decise il ricovero al reparto centese di medicina. Ma il ping pong tra nosocomi non era finito.

La sera di martedì 9 novembre venne trasportato d’urgenza al Sant’Anna per un intervento in Neurochirurgia per un’emorragia celebrale. Ma dopo quell’operazione non si è più ripreso. Fino al decesso, che venne ricondotto a complicazioni legate ad un’infezione causata da un’emorragia cerebrale.

Per quei fatti la procura aprì un fascicolo per l’ipotesi di omicidio colposo. “Atti dovuti” dopo la denuncia del figlio, Mauro, che portarono a venticinque avvisi di garanzia. Uno per ogni persona, tra medici e infermieri, che prese in carico il paziente: 18 dipendenti dell’ospedale Sant’Anna e 7 del SS. Annunziata.

Il pm chiese una perizia medico-legale e il gip Silvia Marini incaricò il medico legale Giovanni Ciraso e il neurochirurgo Giovan Battista Soattin di chiarire le cause della morte. La discussione della perizia è avvenuta ieri pomeriggio in tribunale.

Secondo i periti dell’università di Padova l’emorragia era imprevedibile e qualsiasi comportamento terapeutico diverso, oltre che non richiesto dal protocollo, non avrebbe mutato la situazione.

Una tesi che non soddisfa le parti offese, i famigliari di D’Angelo, assistiti dall’avvocato Pisa dello studio Anselmo. “Secondo i periti – spiega il legale – l’uomo sarebbe morto per un batterio, che però non è stato trovato. E non è stato trovato perché è stata presa la decisione di non svolgere le successive analisi atte a identificarlo. E questo senza nemmeno avvertire il nostro consulente di parte, il medico legale Gabriele Giorgetti”. Su questo punto l’avvocato Pisa ha presentato in aula un’eccezione di nullità della perizia, poi respinta dal giudice.

Il gip ha trasmesso quindi gli atti al pm Filippo Di Benedetto, cui spetterà decidere se chiedere l’archiviazione – l’ipotesi più probabile al momento – o avanzare richiesta di rinvio a giudizio.

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