Cronaca
17 Settembre 2011

Preside riammessa a scuola

di Marco Zavagli | 2 min

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Riammessa in servizio con efficacia immediata. Il giudice del lavoro Vignati si è pronunciato sul ricorso d’urgenza presentato dagli avvocati Bova e Servidio per la dirigente scolastica di un istituto superiore di Ferrara che era stata sospesa in attesa di un processo che la vede coinvolta. Il giudice ha anche condannato il ministero alle spese legali.

La vicenda della preside si inserisce nel processo vede imputato un professore della sua scuola, che venne denunciato dalle sue studentesse per presunte allusioni di matrice sessuale all’indirizzo di alcune ragazzine minorenni. Il docente, 54 anni, è imputato di violenza sessuale, abuso d’ufficio e violenza privata.

Con lui, davanti al giudice, si presenteranno il prossimo 9 novembre (l’udienza verrà celebrata a porte chiuse, dal momento che sono coinvolte minorenni) anche la moglie, insegnante nella stessa scuola superiore cittadina, e la preside. Il coniuge è chiamata a rispondere di violenza privata, mentre la dirigente è stata prosciolta da due capi d’accusa relativi ad abuso d’ufficio e rinviata a giudizio invece per favoreggiamento, per aver ‘coperto’ i comportamenti del professore, ritardando secondo la procura l’invio della segnalazione agli organi competenti.

Il caso era scoppiato nel marzo del 2010 in seguito alla segnalazione di una collega del docente e del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Vincenzo Viglione, cui erano giunte “strane” voci che chiedevano una conferma. Da quelle “voci” – riferite da alcune ragazzine prese di mira – era partita su impulso dell’Usp una indagine interna, maturata poi in una segnalazione alla procura.

Quattro studentesse di 16 anni riferirono così ai carabinieri di carezze e allusioni di chiara matrice sessuale che il docente avrebbe rivolto loro durante le ore di lezione. E una volta partite le indagini, nella vicenda erano entrate anche la direttrice didattica dell’istituto e la moglie del professore. A maggio addirittura la procura chiese l’arresto dell’insegnate, ma il tribunale respinse la richiesta di misura cautelare, rigetto poi confermato in sede di riesame che impose invece l’obbligo di firma.

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