Lite fuori da un bar del centro, il Questore firma tre “Daspo Willy”
Tre "Daspo Willy" sono stati emessi dal Questore di Ferrara nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in una lite avvenuta all’esterno di un locale del centro cittadino
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Maurizio Barbirati
Classe 1961, perito industriale, sindaco di Tresigallo dal 2001 al 2011, iscritto al Partito democratico. È l’identikit dell’uomo che potrebbe risolvere uno dei più fastidiosi grattacapi di Marcella Zappaterra. L’uomo si chiama Maurizio Barbirati e il grattacapo si chiama agricoltura. Uno dei problemi che la presidente della Provincia si porta dietro sin dal giorno del suo insediamento è quello relativo a questa delega pesante, tenuta nella legislatura precedente da Davide Nardini e oggi ancora “non assegnata”.
La mancanza di un assessore ad hoc ha fatto arricciare il naso da tempo a Cia, Coldiretti e Upa, che non si sentono adeguatamente rappresentate nelle sedi che contano. Un malcontento che, dall’alto delle migliaia di iscritti del comparto, ha un certo peso. Non solo politico. Voci da confermare vedrebbero lo stesso Mauro Ferrari, presidente provinciale della Cia, aver manifestato qualcosa di più di un interesse per un ruolo in giunta. Il suo nome però incontrerebbe evidenti problemi di equidistanza con le altre categorie. Ecco allora l’asso nella manica che raccoglierebbe il consenso delle tre associazioni e sarebbe più che gradito alla Zappaterra, Barbirati appunto, al quale gli agricoltori riconoscono la qualità e l’impegno necessari a ricoprire il ruolo.
C’è però un’incognita. A mettere i bastoni tra le ruote all’“uomo della Provvidenza” potrebbe essere l’attuale incarico al vertice di Delta Reti. Barbirati (tra l’altro anche consigliere dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia in rappresentanza di Tresigallo) è stato nominato appena a luglio e un mordi e fuggi di questo tipo non sarebbe decisamente all’insegna della popolarità.
Dettagli non insormontabili di fronte alla possibilità di tacitare gli scontenti. Il successivo dilemma che si pone però, è quello del numero degli assessori. One in one out, direbbero Oltremanica. E questa è la regola che la presidente vuole seguire.
E un nome sarebbe già stato individuato. Fonti Pd danno per probabile la sostituzione di Carlotta Gaiani. L’avvocato potrebbe trovare un ruolo di rilievo, forse da presidente, nella sua città natale, Cento, in Cmv. La Gaiani è legata al territorio, ha esperienza legale (dettaglio da non sottovalutare di questi tempi) e ha un’età compatibile con lo slogan di rinnovamento. Ma la soluzione potrebbe creare qualche pensiero a Piero Lodi. Un problema “rosa” che porta il nome di Marcella Cariani. La capogruppo del Pd in consiglio comunale potrebbe non gradire di essere scavalcata in questa sorta di graduatoria di preferenze. Attualmente è presidente della Patrimonio Studi, sul cui futuro pende l’ipotesi di estinzione. E per chi ha tirato la campagna elettorale del successore di Tuzet il quadro che si prospetterebbe non sarebbe certo dei più graditi.
In giunta rimarrebbe una sproporzione di genere: cinque uomini e tre donne. Ma anche questo non sarebbe un ostacolo insuperabile.
Entrambe le operazioni potrebbero essere prese in vista delle verifica di maggioranza attesa tra fine settembre e inizio ottobre. Il centrosinistra si era lasciato a luglio con le polemiche su Massimiliano Fiorillo, segretario IdV e vicepresidente della Provincia che voleva abolire le Province. Ora però i tempi sono cambiati e il balzo in avanti nei gradimenti dell’Italia dei Valori lo rende immune da attacchi.
Proprio in quel periodo in segreteria Pd era circolata la possibilità di un inserimento in giunta provinciale (magari proprio alla vicepresidenza?) di Daniela Montani, rimasta scottata dalla perdita del posto in consiglio regionale. L’ipotesi però trovò l’opposizione netta della stragrande maggioranza del partito. E non se ne parlò più. Non in Provincia perlomeno.
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