Lite fuori da un bar del centro, il Questore firma tre “Daspo Willy”
Tre "Daspo Willy" sono stati emessi dal Questore di Ferrara nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in una lite avvenuta all’esterno di un locale del centro cittadino
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Cosa accomuna Modigliani, Dalì e Picasso? Da cosa nasce il titolo “Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì”, il nuovo appuntamento con i grandi maestri della pittura ospitato a Palazzo dei Diamanti? La scelta del tema degli “anni folli” nasce quasi per caso. L’idea arriva alle curatrici di Palazzo Diamanti nel 2008, mentre si sta svolgendo a Ferrara la mostra su Mirò. “Si ragionava su quanto fosse stata importante l’epoca parigina a cavallo tra gli anni Venti e Trenta – spiega Maria Luisa Pacelli, responsabile delle Gallerie d’Arte Moderna del Comune di Ferrara e curatrice della mostra insieme a Simonetta Fraquelli e Susan Davidson -. Si diede così libero corso all’immaginazione e si pensò come sarebbe stato bello organizzare una esposizione relativa a quegli anni, mettendo insieme alcuni grandi maestri moderni che in quegli anni si trovarono, si confrontarono e si influenzarono all’interno della Ville Lumiere”.
E quel pensiero, allora soltanto immaginato, è diventato realtà. Realtà che il pubblico potrà ammirare dall’11 settembre fino all’8 gennaio in questa mostra nata, sviluppata e realizzata in completa solitudine da Ferrara Arte, che per una volta ha rinunciato alle “coproduzioni”. “Sarebbe stato impossibile portare quadri tanto importanti in due diversi luoghi – spiega Maria Luisa Pacelli -; gli stessi musei si sarebbero impuntati di fronte alla richiesta di un “doppio” prestito”.
L’allestimento, ancora in fase di completamento (in Ercole d’Este sono già arrivate una settantina di opere. Mancano all’appello altre quindici, attese per giovedì), incomincia con “Il ponte giapponese a Giverny” di Monet, proveniente dal Museo Marmottan. Il percorso si snoda quindi tra Mondrian, Matisse, Braque, Chagall, Duchamp, De Chirico, Magritte fino ad arrivare all’ultima sala, dove alle pareti laterali si incontrano, a destra, “L’eco del vuoto” di Salvador Dalì e “Il bacio” di Max Ernst sul lato opposto. In mezzo, che riposa ancora dentro la cassa d’imballaggio, un Giacometti proveniente dalla Fondazione Maeght.
Per evidenziare questa stagione irripetibile, fatta non solo di pittura, ma anche di teatro e di danza, nella parte centrale del percorso espositivo è stato allestito un piccolo palcoscenico con costumi originali dell’epoca.
Il concetto che si fa strada di stanza in stanza è tutto nelle parole della Pacelli: “La cultura e la vivacità artistica di un periodo in cui traspariva una incredibile voglia di rinascita, una sensazione positiva di voler creare e cambiare il mondo; un sentimento di cui forse ci sarebbe bisogno anche oggi…”.
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