Lite fuori da un bar del centro, il Questore firma tre “Daspo Willy”
Tre "Daspo Willy" sono stati emessi dal Questore di Ferrara nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in una lite avvenuta all’esterno di un locale del centro cittadino
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Iniqua, insostenibile, non utile per il paese. Sono le parole di critica alla manovra che risuoneranno in piazza martedì 6 settembre, al termine del corteo della Cgil che concluderà il suo sciopero di Ferrara in piazza Trento e Trieste.
A pronunciarle saranno i sindaci Pd della provincia, che giovedì scorso si sono riuniti in Viale Krasnodar per pianificare l’appoggio al sindacato. Da quel summit è uscito un documento, la cui stesura è stata affidata ad Andrea Marchi e Giancarlo Malacarne, sindaci rispettivamente di Ostellato e di Massafiscaglia. Sarà quest’ultimo a pronunciare le parole condivise dai primi cittadini dei democratici e dalla presidente della Provincia di Ferrara, Marcella Zappaterra.
Il documento parte da un’analisi della manovra, che “non ha una strategia per il Paese, che non affronta i temi dello sviluppo, della crescita, del lavoro per i giovani, che non abbozza le necessarie riforme strutturali, ma che fa pagare il prezzo dei sacrifici sempre agli stessi, noi enti locali, ma soprattutto le famiglie e le fasce più deboli della popolazione”.
I sindaci pd scomodano addirittura Formigoni per ricordare che “lo Stato centrale responsabile del 70% del debito, ribalta il rapporto e mentre per sé non prevede alcuna cura dimagrante la pretende in modo sproporzionato dagli altri livelli locali mettendo in serio pericolo i servizi e l’intero sistema di welfare e di tutele che in questi anni Regioni e Comuni hanno creato”.
Di qui l’appoggio all’iniziativa solitaria della Cgil, un appoggio che, riprendendo quanto detto dal palco di Pontelagoscuro dal segretario nazionale Bersani, guarda “con favore – continua il testo – ogni iniziativa tesa a mettere in evidenza questa situazione ed i gravi limiti della manovra. Questo sia che l’iniziativa sia promossa da un partito, da un sindacato o altra forza sociale, da una associazione di categoria, ognuno nel rispetto del proprio ruolo istituzionale”.
E dopo le critiche, arrivano le proposte, che marcano una differenza con quelle della Cgil, “in larga parte condivisibili, ma alcune delle quali cadono nella trappola della demagogia e del facile populismo”, come i tagli lineari agli amministratori: “significa mettere sullo stesso piano parlamentari, presidenti di Regione, con indennità di decine di migliaia di euro a fronte di sindaci, l’80% dei quali percepisce indennità dai 1000 ai 2000 euro per dodici mensilità”.
E visto che a parlare sono gli uomini con la fascia tricolore sul petto, ecco che sono loro i primi a chiedere di “sfatare il luogo comune per cui i sindaci, sommando diversi incarichi, percepiscano per ognuno di essi relativo compenso”, quando invece, “l’indennità del sindaco è omnicomprensiva e non ammette ulteriori compensi”.
Ma veniamo alle proposte. Primo: “ricreare le condizioni per sostenere il federalismo e sperimentare le modalità di attuazione già a partire dal 2012” e non dal 2014. Il secondo punto riguarda la redazione dei bilanci, con una ridistribuzione “più equa del carico della manovra finanziaria e degli obiettivi di patto di stabilità, rimodulare l’ici prima casa sui fabbricati di lusso e aggiornare gli importi sulla base dei nuovi volumi e sul rilassamento; recuperare l’evasione fiscale anche attraverso accordi con l’Agenzia delle entrate e gli altri organi dello Stato”.
Il documento tocca quindi i punti della semplificazione amministrativa, la concertazione tra istituzioni (enti locali, istituti bancari e fondazioni) a livello regionale per finanziare investimenti complessi o per recuperare risorse con la rinegoziazione dei mutui; la partnership pubblico privato per la gestione dei servizi alle persone e nella realizzazione di interventi di sviluppo.
Quanto alla eventuale forbice sui comuni di piccole dimensioni, che non toccherebbe comunque il Ferrarese, i sindaci propongono la gestione associata dei servizi tra più amministrazioni, nell’ottica però dell’unione dei comuni e non dell’accorpamento.
L’aggregazione, anche tra enti locali di rilevanti dimensioni, viene promossa invece “per la gestione dei servizi idrici integrati, del trasporto pubblico locale “e di ogni altro servizio pubblico di rilevanza economica, mantenendo un forte legame territoriale nella committenza, programmazione e controllo”.
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