Continuano gli esami dei testi della difesa e continua a ripetersi l’accusa implicita che gli ex vertici della Coopcostruttori oggi a processo ripetono da tempo: l’azienda poteva essere salvata e la scelta dell’amministrazione straordinaria fu fatale. Una scelta che Giantomaso Giordani, commercialista della cooperativa sentito in tribunale, imputa ad Egidio Checcoli.
Lo fanno ricordando un incontro del 20 giugno 2003, avvenuto in uno studio privato. “Checcoli disse che l’amministrazione straordinaria era la strada obbligata, non c’erano alternative”.
L’altro commercialista sentito, Fabio Giuliani, scrisse una consulenza sull’emissione di Apc nel quale si consigliava un parere ministeriale, pur dicendo certo ieri in aula della bontà e trasparenza dell’operazione: “se la cooperativa ha emesso Apc lo avrà fatto nei limiti e modalità consentite”, afferma in riferimento all’emissione del febbraio ’95, quando la raccolta avviene prima ancora della certificazione di bilancio del ’94.
Anche sulla trasparenza Giuliani non ha dubbi. Dall’alto della sua partecipazione a qualche assemblea, il tecnico ricorda che “tutto veniva preparato mesi prima e ai soci veniva fornita la massima trasparenza”. Quanto alle riunioni, poi, “erano tutte a porte aperte, un metodo ‘strano’, che non ho riscontrato in altre aziende”. Su chi prendeva le decisioni, Giuliani rimanda ai verbali di assemblea e dei cda, ma su un punto non ha dubbi: “l’autorevolezza di Donigaglia era fuori discussione. Quando parlava lui parlava un’autorità morale, di grande competenza”. E gran lavoratore, visto che “reggeva ritmi disumani”.
deposizione che non convincono i legali di parte civile Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello, secondo cui “gli imputati si affannano a puntare quasi ossessivamente sulla tesi che la cooperativa, pur in difficoltà finanziaria, si sarebbe potuta salvare e che Checcoli e la Lega Coop non hanno voluto farlo, non considerando che il tribunale di Ferrara la dichiarò insolvente nel luglio 2003 e che lo stesso Tribunale ha ritenuto legittima e giustificata la procedura di amministrazione straordinaria in chiave liquidatoria”.
I pareri dei consulenti di Coopcostruttori che hanno ritenuto ingiustificata tale soluzione ritenendo più adeguate altre soluzioni, come l’amministrazione controllata, “lasciano il tempo che trovano – secondo i due avvocati -, a fronte di un deficit finanziario dovuto ad una crisi di liquidità ormai irreversibile, che le banche – anche se troppo tardivamente – si sono rese conto che non avrebbero più potuto sostenere”.
“Se le banche avessero aperto gli occhi per tempo – aggiungono Maruzzi e Marcello -, valutando con maggiore rigore e prudenza il merito creditizio di Coopcostruttori (con gli strumenti di verifica che hanno a disposizione), quanto meno gran parte dei danni, in particolare quelli ingentissimi, patiti dai meno garantiti, ossia i soci portatori di Apc, come i nostri assistiti, si sarebbero potuti quantomeno limitare. La dice lunga a tale proposito la deposizione dei funzionari della ex Banca di Roma, che hanno dichiarato di avere, solo con Coopcostruttori, avviato e consolidato la prassi di finanziare ingenti importi a fronte di meri documenti interni (S.I.L.) che attestavano un avanzamento intermedio dei lavori dei cantieri, accompagnata da semplici fatture pro-forma”.
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